Non si inventano i popoli racchiudendoli in un recinto: i ticinesi sono italiani 

di G.M. 

Tanti non capiscono che gli Stati sono delimitati spesso in modo arbitrario da dogane e barriere, tra l’altro “spianabili” in qualche ora con un paio di ruspe, ma nella realtà sono i popoli che esistono, intesi in senso etnico e storico. Non esiste la Svizzera e lo svizzero, così come non esiste il Kosovo e i kosovari o la Macedonia e i macedoni, il Belgio e i belgi. Esistono i francesi che abitano nello stato svizzero, così come gli italiani e i tedeschi, così come gli albanesi in Kosovo e pure in Macedonia. nella restante parte del Kosovo ci sono i Serbi, così come in Albania ci sono i Bulgari, in Belgio ci sono in prevalenza gli olandesi che stanno nelle Fiandre e poi i francesi che abitano in Vallonia. In Istria non esistono i croati di lingua italiana, ma gli italiani, idem in Alto Adige, non esistono gli italiani di lingua tedesca, ma i tedeschi e così in Svizzera non ci sono gli svizzeri di lingua tedesca o francese, ma i tedeschi o i francesi. Non si inventano i popoli in due o tre secoli racchiudendoli in un recinto. Poi ci saranno delle differenze minime dovute all’organizzazione diversa dei vari Stati, uno usa il franco, l’altro l’euro, uno la bandiera con la croce, quell’altro con tre colori, ma dal punto di vista somatico e culturale le differenze sono impercettibili. Un ticinese che guarda all’Italia e agli italiani come un’entità lontana e a lui avulsa è veramente una cosa assurda che denota profonda ignoranza culturale. Anche la mia collega che è di Hong Kong, che è un’isola di fronte alla Cina, che è stata per circa due secoli sotto la giurisdizione inglese, in cui si parla addirittura una variante del cinese che è il cantonese, sa perfettamente che è cinese, perchè è indistinguibile da essi, e stiamo parlando di 7/8 milioni di persone che parlano addirittura una lingua leggermente diversa, eppure nessuno di loro mette in dubbio che siano cinesi, non credono assolutamente di essere diversi dai loro fratelli cinesi. Figuriamoci se 300mila ticinesi si devono sentire diversi da 65milioni di italiani.

Poi per carità, ognuno si senta pure quello che vuole, lungi da me il desiderio della coercizione. Ma la storia è un’altra cosa.

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CESARE BATTISTI, PRESENTE!

Chi morì quel 12 Luglio 1916 nella Fossa della Cervara sul retro del Castello di Trento? Forse Cesare Battisti, catturato, insultato, spogliato della Divisa e vestito di un logoro abito civile? Ah certo, gli rifiutarono la fucilazione come spettava ad un militare, per questo lo vestirono da civile, per questo lo fecero girare in una Trento semi deserta su un carretto esposto agli insulti ed alle vessazioni di militari e funzionari austriaci adunati a bella posta. Ma il Battisti non fece una piega, lui, irredentista da sempre a Trento ci era nato, certo, e Trento era sotto l’Austria, certo, ma era Italiano e per la sua Patria, l’Italia, aveva combattuto. Persino la corda del boia si rifiutava di fare il suo dovere, forse era una corda italiana e si spezzò, ne presero una seconda e lo uccisero ma lui entrava nella Storia, loro nella cronaca dei vili, porci, bastardi e aguzzini. Non fu atto di giustizia ma vendetta futile perché alla fine Trento e non solo tornerà alla Madre Patria. 
Non ti piango, Cesare, anzi ti invidio e ti ammiro per come hai saputo vivere e per come hai saputo morire. Onori, Tenente Cesare Battisti… ! 
CESARE BATTISTI, PRESENTE!

L’umorismo a una certa età 

Giunti a una certa età, come si dice nelle discussioni perbene, si diventa umoristi, fatalmente. È una grave colpa dei vecchi. I giovani – quelli che contano o conteranno – non fanno mai dell’umorismo. Prendono tutto di petto e sul serio. L’umorismo implica una sfiducia in qualche modo ascetica sulle operazioni umane: o almeno un distacco da esse, dovuto al seguito delle delusioni. Esso permette di vivere ancora: di andare avanti tanto per finire la vita. Non è raro che tale umorismo acquistato forzatamente invecchiando, abbia un’altra faccia, l’utopia; che è dunque la fossilizzazione della speranza e della serietà giovanile.

“Corto Maltese” / Pier Paolo Pasolini






Essere adulto 

bizzarro il suo essere adulto:
il viso sembrava
vecchio, a volte quasi vizzo, ma anche
immaturo e stranamente ancora
infantile, i lineamenti minuti,
la pelle
pallida e tirata, ma tenera di giovinezza.

“Corto Maltese” /  Hermann Hesse 






1848… 49… : la Repubblica Romana 

di G. Salomone 

Se il 1848 è diventato sinonimo di caos, il 1849 non fu certo da meno in Italia, la situazione era quanto mai fluida e di difficile lettura. Avete mai visto una miccia accesa? Corre la fiamma, non è mai allo stesso posto, e la miccia era stata accesa dalle cinque giornate di Milano , non poteva essere fermata; S.M.Carlo Alberto si era deciso a muoversi, con lui il Granducato di Toscana forse, per un po’ almeno, con lui il Regno delle Due Sicilie forse, per un po’, con lui persino al Santo Padre e lo Stato della Chiesa forse, per un po’. Ingenti i rinforzi che non arrivarono mai, tranne quelli pontifici che non obbedirono al voltafaccia imposto dal Papa. In tutto questo caos i romani, spinti da spirito patriottico, videro nel Papa Pio IX un nemico e lo era, e quando quest’ultimo dopo vari e maldestri tentativi fuggì a Gaeta ruppe gli indugi, Repubblica Romana, un notevole melting pot verso il quale accorsero i principali protagonisti del Risorgimento, Garibaldi e Mazzini e Saffi e Armellini e Mameli che tutti non si riescono neppure a citare compresi, immaginatevi quale fermento di idee…beh sia come sia tutto ci si aspettava tranne che di vedere truppe francesi sbarcare a Civitavecchia, 7.000 uomini al comando del Generale Oudinot, ad onta della loro bella Costituzione tanto che molti delegati Francesi non nascosero la loro indignazione. Del resto poco poteva fare l’Austria che ben sapeva essere precario l’Armistizio di Salasco, ancor meno i Borboni impegnati a reprimere nel sangue le rivolte Siciliane…toccava alla Francia “proteggere” il Papa ma soprattutto i loro interessi. Attaccarono il 30 Aprile, alla francese cioè arroganti e supponenti e vennero respinti. E qui, mi scusino i suoi estimatori, si incarna l’immensa differenza fra il Mazzini, grande teorico ma in pratica non ne aveva mai azzeccata una, e il Garibaldi che la teoria la bazzicava poco preferendo la pratica, il secondo infatti voleva inseguire i francesi in fuga con i prevedibili risultati, il primo, che però faceva parte del triumvirato e quindi aveva il potere glielo impedì e preferì trattare una “nobile” intesa con il generale Francese che non solo si vide risparmiare i suoi uomini ma si vide regalare anche il tempo per chiedere rinforzi che, ovviamente, ottenne che Napoleone III certo non poteva subire un simile smacco. E poi si stavano facendo avanti i Borbone che presero una profetica suonata a Palestrina, del resto Garibaldi oltre ai suoi 2.300 uomini aveva ben 600 volontari Bersaglieri Lombardi del Manara, troppa roba per i Borbonici. Stavano arrivando anche gli Spagnoli 9.000 che erano sbarcati a Gaeta per farsi benedire dal Papa e c’era sempre in agguato l’Austria che aspettava il momento buono, insomma Roma era pur sempre un ghiotto boccone. Il Mazzini aveva stipulato un ottimo, quanto fasullo, trattato con i Francesi che non avevano la minima intenzione di rispettarlo e non lo rispettarono infatti. Il 30 Maggio il Generale Oudinot forte ormai di 30.000 diede l’assedio a Roma; quanta furia in quelle giornata, quanti eroismi, quanti nobilissimi nell’animo i caduti, si combatteva ormai in città solo l’ultima difesa al Vascello, il solito Garibaldi, costò la vita a 3000 Italiani e 2000 Francesi circa ma era finita, toccava capitolare. Cadde fra loro il Mameli, si salvò a stento Garibaldi che perse la moglie sempre al suo fianco. Il Papa tornava sul Soglio Pontificio e non mancò di vendicarsi come non mancarono i Francesi , altro sangue ma quando un popolo si alza in piedi hai un bel tagliare teste, l’ultima a cadere, ci puoi giurare, sarà la tua. Nell’oggi del 1849 moriva la Repubblica Romana eroicamente ma ormai stava nascendo l’Italia, una sconfitta, certo, ma di quelle che rinforzano gli animi dei forti e li rendono pericolosi, lo dimostreranno presto.