Addio Lugano Bella – una cronaca di Alda Fogliani

di Alda Fogliani 

Gli Amici della Natura che hanno partecipato alla vacanza in Maremma si ricorderanno della giovane guida Roberta che conosceva benissimo, contrariamente a molti di noi, la canzone “Addio Lugano Bella”. In quell’occasine erano sorte molte domande circa le origini e le motivazioni che stanno dietro a questo canto popolare. Abbiamo pertanto ritenuto opportuno andare alla ricerca delle fonti.

Autore delle parole di “Addio Lugano Bella” è Pietro Gori, avvocato di Rosignano, personalità politica fra le più importanti del movimento anarchico italiano. Nato a Messina nel 1869 (figlio di un ufficiale toscano di stanza nell’isola), Pietro Gori entra nel movimento internazionalista molto giovane e subisce il suo primo processo a diciassette anni. Viene assolto, ma finisce egualmente negli schedari della polizia che non lo perde più di vista. Nel 1890 è condannato, per la sua attività politica, a un anno di carcere dal tribunale di Livorno. La Cassazione annulla la sentenza, tuttavia dopo che Gori aveva già scontato la pena. Nel 1891 entra nelle file anarchiche; nel 1892 fonda a Milano il giornale “L’Amico del popolo” di cui escono ventisette numeri tutti posti sotto sequestro.

Nel carcere milanese di San Vittore, tra il 1891 e il 1892, scrive alcuni canti e inni politici: Inno del partito socialista anarchico, l’Inno della canaglia e l’Inno dei lavoratori, in seguito pubblicati con altri canti in un volumetto intitolato “Battaglie”.

Per sfuggire al domicilio coatto si rifugia in Francia, da dove viene espulso in seguito all’altrettanto popolare vicenda che vede Sante Caserio pugnalare Sadi Carnot, atto politico che per Caserio comporterà la decapitazione per mezzo della ghigliottina.

Pietro Gori trova asilo in Svizzera. Anche da noi è però posto sotto stretta sorveglianza. Nel luglio del 1894 viene arrestato a Lugano. In carcere scrive “Addio Lugano Bella” che canterà quando lascerà Lugano (in seguito ad un decreto d’espulsione) insieme ad altri dodici fuoriusciti italiani (anarchici e socialisti). “Addio; Lugano bella… gli anarchici van via/ e partono cantando / colla speranza in cuor”. Dalla Svizzera ripara in Gran Bretagna, dove si manifesterà la prima crisi di tisi. Nonostante ciò, continua imperterrito a diffondere il suo credo quale attivista, questa volta nell’America del Nord. Nel 1897 torna in Italia per curarsi. La tempesta reazionaria del 1898 lo travolge di nuovo. Denunciato e processato in contumacia è costretto a prendere ancora una volta la via dell’esilio che lo porterà nell’America del Sud. A Montevideo e a Buenos Aires svolge attività scientifica come giurista. Fonda e dirige una rivista giuridica e di criminologia moderna che ha tra i suoi collaboratori i più illustri specialisti di tutto il mondo. Dopo l’amnistia politica torna in Italia nel 1902 dove continua fino all’ultimo la sua attività di propagandista anarchico e di avvocato. Piero Gori muore, assistito dalla sorella, il 3 gennaio 1911 a Portoferraio, minato dalla tubercolosi.

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