Solo gli italiani possono produrre la GRAPPA. Quindi i ticinesi “la possono fare”

La Grappa è un simbolo dell’Italia. E noi ticinesi la possiamo produrre perché siamo italiani.

Ma come spesso accade, anche se in tanti ordinano una “grappetta” per terminare un pranzo… solo in pochi la conoscono davvero. Ecco dunque le prime 10 cose che tutti dovrebbero sapere. Se non altro per ordinare “un grappino” usando i termini corretti.




Grappa: le prime 10 cose da sapere



1. La Grappa si produce esclusivamente dalla distillazione delle vinacce, ossia dallo scarto di lavorazione del vino. Né mosto, né vino. Solo dalle vinacce. Sembrano sottigliezze… Ma in realtà non lo sono affatto. Dalla distillazione del mosto, infatti, si ottiene l’acquavite d’uva. Dalla quella del vino, invece, deriva il Brandy (o Cognac, se prodotto in Francia, nella regione della Charente).

2. Se non è fatta in Italia, non può essere chiamata Grappa. Questo è uno dei pochissimo prodotti italiani che siamo davvero riusciti a tutelare bene. Per legge la Grappa può essere prodotta solo con vinacce italiane, distillate in Italia (o nella repubblica di San Marino). C’è una sola eccezione: la Svizzera. Grazie (o a causa) di un accordo tra la Confederazione Elvetica e la Comunità Europea, anche in certe – ristrette – zone della Svizzera, con forte cultura e tradizione italiana, si può infatti produrre la Grappa.

3. Al di fuori dell’Italia si producono distillati simili alla Grappa… Ma che non possono essere chiamati nello stesso modo. I più famosi sono il Marc francese, alcune Aguardente o Aguardiente prodotte in Spagna e Portogallo e la Tsikoudia greca. In Uruguay, dove evidentemente il controllo della UE non è così forte, esiste la Grappamiel, ossia Grappa con miele.

4. Le vinacce con cui si produce la Grappa devono essere fermentate, per contenere l’alcol necessario alla distillazione. Il che avviene normalmente solo per le vinacce ottenute dalla vinificazione in rosso che sono rimaste a contatto con il mosto durante la fase di fermentazione. Se le vinacce provengono invece da una vinificazione in bianco o in rosa è invece necessario che, prima di essere avviate alla distillazione, vengano fatte fermentare.

5. Per essere Grappa, il distillato di vinacce deve avere – per legge – una gradazione alcolica di non meno di 36,5 gradi. Le grappe più pure, quelle che non vengono diluite dopo la distillazione per abbassarne la gradazione, possono arrivare ad avere 60 gradi. Il che vuol dire che oltre la metà del liquido contenuto nella bottiglia è alcol.

6. Sempre per legge, la Grappa può essere: Giovane, ossia distillata e messa subito in commercio, Invecchiata, dopo aver passato almeno 12 mesi in legno, oppure Riserva o Stravecchia, se la sua permanenza in legno si è protratta per almeno 18 mesi. Quando si chiede una Grappa “barricata”, in realtà, ci si riferisce a queste ultime due classificazioni. Altre classificazioni possibili sono: Aromatica, quando è prodotta con vinacce di uve aromatiche come moscato, traminer o brachetto, oppure Aromatizzata, se dopo la distillazione viene aromatizzata appunto con erbe, radici o frutta. In questo ultimo caso non bisogna comunque confonderle con le acquaviti di frutta, ottenute direttamente dalla distillazione del succo di frutta.

7. Si dice che una Grappa è “monovitigno” quando le vinacce con cui è stata prodotta appartengono a una singola varietà (come nel caso dei vini, anche per le grappe è sufficiente che la stessa varietà rappresenti l’85% del totale). Se invece le uve che compongono la vinaccia avviata alla distillazione sono diverse, la Grappa sarà definita “mista”. Alcune volte, in etichetta, può essere presente il nome di un vino. Questo è ammesso solo in alcuni casi, e comunque solo quando le vinacce distillate derivano direttamente dalla vinificazione di quel particolare vino. E’ il caso della Grappa di Barolo o Grappa di Sassicaia, tanto per fare due esempi.

8. La legge riconosce infine un’indicazione territoriale solo per alcune grappe: Piemonte, Lombardia, Trentino e Alto Adige, Friuli e Veneto. Si tratta, chiaramente, delle regioni dove la Grappa è da sempre ben radicata. Più di recente, inoltre, sono state anche introdotte le indicazioni Sicilia e Marsala.

9. Non troppo fredda… Ma certamente neppure troppo calda. Ok, scusate. Questo potrebbe davvero sembrare il “festival dell’ovvietà”. Ma purtroppo molti pensano che la grappa non gli piaccia proprio perché l’hanno assaggiata nel modo sbagliato. Per apprezzare al meglio la grappa, invece, bisogna evitare di servirla fredda da frigorifero (come invece spesso viene fatto per mascherare una cattiva qualità), ma neppure servirla troppo calda (come viene spesso fatto in certi ristoranti). In quest’ultimo caso si finirà con il percepire solo una sgradevole sensazione alcolica. Sensazione che in realtàdovrebbe svanire dopo pochi istanti, lasciando posto a una vasta gamma di profumi e sapori piacevoli.

10. Dedichiamo questo ultimo punto a chi è abituato a terminare i pranzi chiedendo “una Grappa morbida”. La grappa, se è buona, dovrebbe sempre essere “morbida”, non fosse altro per la quantità di alcol presente. Quando una Grappa dà una sensazione di eccessiva durezza, probabilmente, è un problema di distillazione. Anche se poi è evidente che le grappe Aromatiche possono dare una sensazione di maggiore morbidezza rispetto a una Grappa prodotta a partire da vitigni neutri. Ma la differenza in termini di zuccheri residui… E’ davvero minima!

Fonte: milano.com 

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