Vallanzasca – Gli angeli del male

Vallanzasca – Gli angeli del male è un film del 2010 diretto da Michele Placido, basato sulla vita del criminale milanese Renato Vallanzasca.

La sceneggiatura, scritta da Placido insieme a Kim Rossi Stuart e altri collaboratori, è ispirata al libro autobiografico Il fiore del male. Bandito a Milano scritto da Vallanzasca stesso con l’aiuto del giornalista Carlo Bonini.



TRAMA 


Milano, anni ’70. Il mondo della mala milanese (la Ligera) è dominato dal potere incontrastato di Francis Turatello, detto “Faccia d’angelo” quando la banda Vallanzasca irrompe sulla scena. Vallanzasca, detto “il bel René”, fu iniziato fin da giovane alla carriera criminale e ora guida un gruppo di amici di infanzia, tossici e piccoli delinquenti, che dalle rapine passa a consumare un omicidio dietro l’altro…




TRAILER 




LA STORIA DI RENATO VALLANZASCA 



Renato Vallanzasca e la Ligera

 

La carriera criminale di Renato Vallanzasca comincia nel 1958 con un tentativo di evasione. Non è un paradosso ma un fatto: Vallanzasca, che all’epoca ha 8 anni, cerca con un amico di far uscire dalla gabbia la tigre di un circo. Il fatto gli costa l’arresto e l’affidamento presso la prima moglie del padre, nel quartiere milanese del Giambellino. Qui forma ancora ragazzo una banda dedita a furti e taccheggio, fino a riuscire a farsi notare dalla ligera, la malavita milanese.
Negli anni ’70 grazie alle rapine è già un malvivente di successo, con un tenore di vita che oggi definiremmo da piccola rockstar. Grazie ai pezzetti di carta trovati nel suo cestino della spazzatura, ricomposti da un solerte carabiniere, lo incastrano per un colpo a un supermercato, e finisce per la prima volta in carcere. O meglio, nelle carceri, perché tra risse e rivolte si fa trasferire 36 volte. Finché non si ammala di epatite, apposta, e fugge dall’ospedale con la complicità di un agente di sorveglianza.
Continua a rubare, con la vecchia banda, e comincia a uccidere: quattro poliziotti, un medico (almeno per questo delitto, in realtà commesso da altri della banda, dirà in seguito di provare un estremo rimorso) e un impiegato di banca. Il carcere non l’ha migliorato, anzi. Si dedica anche ai sequestri di persona, con notevole successo. Ma un giorno cercano di fermarlo per il solito controllo di routine. I due poliziotti ci rimettono la vita, e anche lui viene ferito. Il 15 febbraio 1977 lo catturano a Roma, dove si è rifugiato.
In carcere si sposa con una delle tante ammiratrici, che gli mandano lettere e foto erotiche. Ragazze normali, di buona famiglia, mentre lui ha conosciuto fino a quel momento solo prostitute e donne della mala. il 28 aprile 1980 prova ancora a evadere ma dopo una sparatoria per le vie di Milano lo riprendono. Non sarà l’ultimo tentativo.
Nell’81 partecipa all’ennesima rivolta carceraria, durante la quale però si compirà il suo delitto più efferato: l’uccisione di un giovane membro della banda, decapitato. Con la testa, i detenuti ribelli giocano a palla. Ci sono anche altre vittime, tutti carcerati accusati a torto o a ragione di avere collaborato. Condannato al carcere duro Vallanzasca, il 18 luglio 1987 riesce di nuovo a scappare. Solo per pochi giorni, perché ormai non ha più soldi o contatti. Ci riprova per l’ultima volta nel 1995, forse con la complicità della sua legale.
Attualmente gode del beneficio di poter lavorare all’esterno del carcere, che già una volta gli era stato revocato. Vedendo il film a lui dedicato, si è commosso per la rappresentazione di alcuni delitti, ma sono note le sue dichiarazioni secondo cui i membri delle forze dell’ordine che cadono nell’adempimento del proprio dovere hanno fatto solo ciò per cui sono pagati. La richiesta di grazia presentata da sua madre al Presidente della Repubblica, per ora non è stata accolta.

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