La Svizzera e la prima guerra mondiale: sottomissione alla Germania, altro che neutralità! 

A conferma delle parole sulla dittatura filogermanica d’oltralpe, viste in questo articolo: https://giornaleadula.wordpress.com/2016/07/01/i-ticinesi-urlavano-viva-litalia-era-la-prima-guerra-mondiale/

Pubblichiamo un altro articolo “sullo stesso tema”, e nientemeno un articolo riguardante un partito che poi, per altri motivi, fu grande nemico degli irredentisti ticinesi, ma per altri motivi, appunto.

Ci piace pensare che, durante la prima guerra mondiale, anche i socialisti ticinesi… beh, ci siamo capiti, in poche parole ci piace pensare che  anche i socialisti ticinesi, prima dell’avvento del Fascismo, non guardassero con disprezzo alle cause irredentiste Italiane.

Ma questo è un altro discorso, vediamo prima la finta neutralità elvetica durante la prima guerra mondiale.

*originariamente pubblicato su FPC



Il primo numero di Libera Stampa porta la data del 13 giugno 1913. Il giornale nacque con l’intento di “rilanciare” il partito socialista ticinese, lacerato da profondi dissidi interni e rivalità personali. Il foglio, apparso all’inizio con ritmo irregolare, divenne settimanale e pubblicò le prime vignette sul numero del 1° gennaio 1914: si trattava dei ritratti, appena caricaturati, dei protagonisti di un processo per delitti di stampa, svoltosi a Lugano un mese prima con alcuni dei principali collaboratori del giornale stesso nel ruolo di imputati.

Qui vi proponiamo una vignetta pubblicata cento anni fa, nel gennaio 1916, relativa al cosiddetto “affare dei colonnelli” che scosse l’opinione pubblica svizzera già profondamente divisa di fronte ai due schieramenti che si affrontavano nella Prima guerra mondiale.
(Fonte: Libera Stampa.

Data di pubblicazione: 21 gennaio 1916.

Autore: non identificato.)

Nell’inverno 1915-1916 si scoprì che due alti ufficiali dello stato maggiore federale, i colonnelli Friedrich Moritz von Wattenwyl e Karl Egli avevano trasmesso notizie confidenziali ai servizi segreti degli Imperi centrali, in un’ottica di scambio d’informazioni. 

Le autorità federali esitarono sul da farsi, alimentando speculazioni e fantasmi nell’opinione pubblica. Contro i due colonnelli fu aperta un’inchiesta penale il 19 gennaio 1916: furono assolti dall’accusa di tradimento e poi condannati a 20 giorni di arresti disciplinari dalla giustizia militare.

L’affare sollevò un’ondata d’indignazione nella Svizzera latina: per gran parte delle forze politiche e dei fogli d’informazione, il caso non faceva che confermare il filo-germanesimo dei vertici dell’esercito svizzero e più in generale della maggioranza germanofona del Paese, maldestramente nascosto dietro un “neutralismo” di facciata. Libera Stampa, che come quasi tutta la stampa ticinese non nascondeva la propria germanofobia, scrisse allora – in un lungo articolo firmato Guglielmo Canevascini – che 

“La Svizzera è troppo piccola e troppo eterogenea perché possa sviluppare una civiltà propria. E la proporzione tra le sue razze è troppo diversa perché il contingente etnico più forte non finisca col prevalere rudemente sulle razze più deboli. L’invasione germanica si manifesta sotto cento aspetti e la penetrazione teutonica procede pazientemente, inesorabilmente. Ormai non è più nemmeno dissimulata. … Nel Canton Ticino il germanesimo ha già posto i pioli che debbono segnare la sua avanzata: la scuola e il giornale”.

La vignetta traduce in immagine ciò che il foglio socialista affermava da tempo: il patriottismo svizzero e la sua neutralità servono in realtà gli interessi egemonici della Germania e dell’Austria. Guglielmo Tell, simbolo della libertà elvetica, è diventato un lacchè del militarismo tedesco, al quale lustra le scarpe. Il figlio di Tell è seduto in grembo all’ufficiale (con i baffi a manubrio e il casco a punta che lo caratterizzano come prussiano) il quale schiaccia con un piede la balestra, altro simbolo svizzero.

Il disegno non è firmato e potrebbe anche essere stato ripreso da un altro foglio.

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