4 settembre 476 d.C.: La fine dell’impero romano d’occidente

Il 4 settembre del 476 d.C. , nell’indifferenza di tutto il mondo romano, giungeva a conclusione la secolare storia dell’occidente imperiale. L’imperatore tredicenne Romolo Augustolo viene deposto dal generale barbaro Odoacre e spedito in esilio in Campania. Il trattamento che riceve il figlio di Oreste è certamente migliore rispetto a quello che era toccato a molti altri piccoli e giovani imperatori: gli venne assegnata una villa nel golfo di Baia che era stata di Catullo, ed una rendita annua di 6000 soldi d’oro. Il sospetto è che più di clemenza si tratta dell’applicazione di un istituto barbarico, il cosiddetto Guidrigildo, per cui venne assegnato un indennizzo a Romolo per l’uccisione del padre


(L’atto di deposizione di Romolo Augustolo)

In ogni caso Odoacre non può reclamare per sé il titolo di imperatore, non che la cosa sia nei suoi interessi; ben più ambito ormai è il titolo di “patrizio”, mentre la porpora imperiale rimane infatti più che mai svuotata del suo significato (indicativo il fatto che nei decenni precedenti gli imperatori d’occidente fossero stati nominati e detronizzati a piacimento da alcuni barbari come Ricimero). Le insegne imperiali vengono spedite ad oriente, così che l’impero torni ad essere uno solo almeno nella formalità. Zenone, imperatore d’oriente, non ritiene necessario proclamare un nuovo sovrano d’occidente, conscio anche del fatto di non avere forze disponibili per gettarsi nella riconquista dei territori usurpati dai barbari. Inoltre è ancora presente un legittimo imperatore d’occidente, ovvero Giulio Nepote (fatto uccidere poi nel 480 d.C.), il cui potere si estende però alla sola Dalmazia. 

L’assenteismo di Costantinopoli determina un esercizio di potere “de facto” di Odoacre, il quale pur non divenendo re d’Italia formalmente, controlla il territorio della penisola in vece dell’imperatore d’oriente, grazie alle proprie truppe barbare. Egli verrà definito a volte re degli Eruli, degli Sciri e dei Rugi. Era dunque “un re senza reame” (Aurelio Bernardi, 192)
In cosa consistevano le insegne imperiali inviate ad oriente? erano composte da uno scettro, una toga ricamata in oro, un diadema, una corta spada ed il padulamentum, ovvero il manto di porpora.
Perchè per i contemporanei tuttavia quel giorno rimase privo di significato? Gli abitanti delle province occidentali in parte erano ormai sotto il dominio dei regni romano-barbarici, dall’altra il trono imperiale era rimasto più volte vacante, usurpato da generali di discendenza germanica. In sé il fatto non fu di notevole rilievo; lo divenne col tempo quando parve chiaro, sopratutto agli storici, che l’occidente non avrebbe più goduto di un imperatore. La stessa idea di Roma si era andata affievolendosi nel tempo; l’Urbe non era più politicamente il centro da ormai due secoli, le legioni ormai imbarbarite, rispondevano solo ai vantaggi materiali: donativi, paghe e razzie. Un comandante politico valeva un altro, l’importante era il soldo. Anche i romani “civilizzati” tendevano all’indifferenza politica. Lo spopolamento delle città e la vittoria del cristianesimo avevano di fatto cambiato radicalmente la società occidentale, portandola alla più totale apatia verso le istituzioni. La Chiesa assorbiva col tempo le classi elevate in cui più radicati erano i valori tradizionali. Disse così al papa il senatore Vezio Agorio Pretestato , noto avversario dei cristiani: “fammi vescovo e diventerò cristiano“. Anche il famoso Sant’Ambrogio era stato governatore prima di diventare vescovo (Aurelio Bernardi, 193)

(Regni Romano-Barabarici: l’Occindente  dopo la fine del regno di Odoacre)

Non solo il mondo romano era cambiato, ma anche i barbari si erano romanizzati. Un elemento che emerge in maniera chiara dal governo di Odoacre: dopo aver distribuito alcuni terreni ai suoi soldati, rispettò le prerogative del Senato (restituiva a questo istituto anche il diritto di coniare moneta) e mostrò grande deferenza nei confronti della Chiesa. Dunque anche se formalmente Roma perdeva gli imperatori, nella realtà la penisola manteneva la propria supremazia in occidente. Il regno di Odoacre, poi usurpato a sua volta dagli ostrogoti inviati in Italia da oriente, costituì in realtà un proseguimento dell’età tardo imperiale e non determinò enormi cambiamenti, almeno nell’immediato. Anche l’arrivo degli ostrogoti non cambiò le carte in tavola; l’Italia rimase per molti decenni il faro d’occidente. Ironia della sorte, questo primato fu perso proprio quando la sopravvissuta parte orientale dell’impero cercò di riassorbire questa provincia ormai perduta, scatenando una guerra (greco-gotica) che mise a ferro e fuoco la penisola.

Il 4 settembre del 476, anche se una data convenzionale con cui si indica arbitrariamente la fine dell’antichità, rimane una data importante; da qui infatti non si tornerà più indietro. L’occidente rimarrà privo di un sovrano sino all’incoronazione di Carlo Magno del 800 d.C, dopo più di tre secoli e con un’Europa da un volto nettamente diverso rispetto all’epoca dei sovrani romani.

di Stefano Borroni



Bibliografia: La storia, dall’Impero romano a Carlo Magno – La biblioteca di Repubblica (2004)

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