IL MARTIRIO DEI FRATELLI BANDIERA

Il 25 Luglio 1844 cadevano, sotto il piombo borbonico, gli eroici Fratelli Bandiera.


Attilio ed Emilio Bandiera, nativi di Venezia, all’epoca sotto il dominio austriaco, erano entrambi ufficiali della marina da guerra asburgica. Vicini alle idee di Mazzini, con il quale si incontrarono durante l’esilio londinese di quest’ultimo, nel 1840 fondarono una società segreta denominata “Esperia” (dall’antico nome con cui i greci identificavano la penisola italiana) con la quale iniziarono a svolgere un’intensa attività patriottica.
All’inizio del 1844, i fratelli Bandiera comunicarono a Mazzini che, insieme ad altri 19 ufficiali austriaci di sentimenti italiani, si sarebbero impadroniti di alcune navi da guerra austriache nei pressi di Corfù, per poi dirigersi verso la Calabria, al fine di appoggiare l’insurrezione antiborbonica desiderata dal patriota genovese.
Tuttavia, il 15 Marzo scoppiò a Cosenza una rivolta del tutto autonoma da quella progettata da Mazzini e dai Bandiera. 

Le truppe borboniche riportarono rapidamente la situazione alla normalità, arrestando i rivoltosi di cui 21 vennero condannati a morte (6 le condanne effettivamente eseguite). 

I Fratelli Bandiera, appresa la notizia di questa rivolta e credendo si trattasse dell’insurrezione mazziniana, il 13 Giugno salparono insieme ad altri 19 ufficiali da Corfù, sbarcando il 16 alla foce del fiume Neto, nei pressi di Crotone. Una volta sbarcati, i Bandiera capirono di essere incorsi in un tragico equivoco, scoprendo che la sommossa di cui avevano avuto notizia non era quella organizzata da Mazzini, che i rivoltosi erano stati rapidamente arrestati e che, al momento, non era in corso nessuna insurrezione. 

Consapevoli della situazione, i Bandiera decisero di proseguire comunque l’impresa, dirigendosi verso la Sila. 
Tra i patrioti partecipanti alla spedizione era presente anche tale Pietro Boccheciampe, un brigante corso che, una volta venuto a conoscenza del fatto che non era in atto nessuna sommossa, si consegnò alla polizia borbonica tradendo i Bandiera ed i patrioti al seguito, al fine di avere salva la vita. Fu così che le guardi civiche borboniche, allertate dal traditore, si misero immediatamente sulle tracce dei patrioti. 
Intercettati nei pressi della cittadina di San Giovanni in Fiore, il gruppo dei fratelli Bandiera si difese eroicamente durante alcuni impari scontri a fuoco presso la località della Stragola, in cui persero la vita i patrioti Francesco Tesei e Giuseppe Miller. 
Ormai accerchiato, il gruppo venne catturato e rinchiuso nelle prigioni di San Giovanni in Fiore.

Il processo si concluse rapidamente con le condanne a morte dei partecipanti alla spedizione, dei quali solo alcuni ottennero la grazia da Ferdinando II.
I Fratelli Bandiera, insieme ai patrioti Giovanni Venerucci, Anacarsi Nardi, Nicola Ricciotti, Giacomo Rocca (di Lugo), Domenico Moro, Francesco Berti (di Bagnacavallo, in provincia di Ravenna) e Domenico Lupatelli, vennero fucilati nel Vallone di Rovito, nei pressi di Cosenza, il 25 luglio 1844.
Le salme dei nove fucilati furono inizialmente inumate nella chiesa di Sant’Agostino e poi nel Duomo di Cosenza. Quelle dei fratelli Bandiera e di Domenico Moro rientrarono invece nella nativa Venezia il 18 giugno 1867, circa un anno dopo che la città era passata all’Italia al termine della Terza guerra di indipendenza. Le tre salme vennero sepolte nella Basilica dei Santi Giovanni e Paolo, dove riposano ancora oggi. 
Sia nel luogo dove i Fratelli Bandiera tentarono l’ultima resistenza, cadendo infine prigionieri, che nel luogo del loro martirio, sono presenti due monumenti commemorativi dell’eroica quanto sfortunata spedizione.

Eterna gloria ai Fratelli Bandiera ed ai patrioti caduti per l’unità e l’indipendenza dell’Italia.




*originariamente pubblicato su MOVIMENTO IRREDENTISTA ITALIANO  

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