I fabbricasvizzeri: la ridicola “identità Svizzera” attraverso lo “spettro” dell’integrazione 

di Roberto Rippa



Circola in Svizzera da decenni una barzelletta che, più che essere davvero esilarante, rimane esemplificativa dell’atteggiamento verso la popolazione straniera e della popolazione straniera stessa. 

Due uomini italiani si incontrano in una sala, dove attendono di essere chiamati a sostenere l’esame per l’ottenimento della cittadinanza svizzera. I due, accomunati dalla stessa ansia, ripassano complici le ultime nozioni di Storia e Civica fino a quando il primo viene chiamato ad entrare. Sostenuto con successo l’esame, esce e incontra il suo (ex) connazionale che gli chiede preoccupato come sia andata per sentirsi rispondere con tono sprezzante: “Taci terrone!”.
Se oggi fa ridere ancora meno di allora, è però ancora più utile per comprendere una situazione che vede comunque sempre l’ultimo arrivato ad essere guardato con sospetto, e qualcosa di più, anche dagli stranieri che lo hanno preceduto di poco.
 

I fabbricasvizzeri, film satirico del 1978, nonché campione di incassi in Svizzera fino all’avvento di Titanic, tratta proprio di questo.

Il film vede due poliziotti, Max Bodmer e Moritz Fischer, indagare sugli stranieri che hanno chiesto la cittadinanza svizzera. Paranoia e sospetto la fanno da padroni mentre i parametri scelti per misurare la loro integrazione superano ogni umana logica e il concetto di senso del ridicolo.

Sono vittime della situazione Francesco Grimolli, pasticciere pugliese con moglie del Cantone Ticino, di idee comuniste nonché sindacalista, che ne fanno l’ideale catalizzatore di sospetto; uno psichiatra tedesco (con qualche problema ma pieno di soldi, che gli meritano un’attenzione di favore); una ballerina jugoslava dell’Opera (serissima ma vista alla stregua di una prostituta per la professione che esercita).

Tutti loro, ognuno a suo modo, si impegnano nel dimostrare la loro integrazione, sospettando a buona ragione di essere spiati. In una gara ad essere svizzeri più degli Svizzeri, Grimolli rinnega la sua appartenenza al sindacato, impara la storia svizzera e scimmiotta le consuetudini locali, il Tedesco issa ogni mattina la bandiera svizzera nel suo giardino mentre la ballerina, nata e cresciuta in Svizzera, non finge, apparendo quindi paradossalmente la meno integrata.
 

Sono proprio questi i momenti più esilaranti e feroci del film, che nasce sulla scia dell’iniziativa Schwarzenbach, dal nome del suo promotore, Consigliere nazionale di destra. L’iniziativa detta “contro l’inforestierimento”, respinta dal popolo con un referendum popolare che si tenne il 7 giugno 1970, avrebbe limitato il numero di lavoratori stranieri in Svizzera (il 54% dei quali erano italiani) al 10% della popolazione svizzera, ed avrebbe comportato l’espulsione di 300’000 stranieri nell’arco di quattro anni. In niente dissimile da quella votata pochi giorni fa, con esito positivo per i promotori.
 

Mentre l’agente Bodmer non abdica al suo intento di smascherare i presunti dissidenti, Fisher, complice l’innamoramento per la ballerina, sopporta progressivamente sempre più a fatica le idee del collega. Finirà con lo scappare all’estero.

(Un immigrato capisce che per facilitare la sua domanda “per avere la cittadinanza svizzera”, deve parlare bene di Guglielmo Tell) 

 

Se l’esile trama poco conta rispetto alle situazioni comiche e nemmeno troppo improbabili (come potrebbero facilmente testimoniare le persone che la cittadinanza l’hanno chiesta negli anni ’60 e ’70) che il film presenta, è la risata a denti stretti a farla da padrona. Presentando situazioni solo apparentemente surreali, il film ha permesso agli Svizzeri di ridere di loro stessi e delle loro manie. Non accadrà mai più. Almeno al cinema.
 

Scritto e diretto dallo zurighese Rolf Lyssy, Die Schweizermacher potrebbe essere visto come il controcanto comico del film di Franco Brusati Pane e cioccolata del 1974, in cui il punto di vista è quello di un Italiano che si vede sospendere il permesso come stagionale in Svizzera trasformandosi in un – per utilizzare un termine tanto odioso quanto abusato – clandestino.
 

Visto oggi, il film ha il merito di mostrare quanto poco sia cambiata – se non apparentemente – la situazione.

Del sospetto e dell’avversione, infatti, sono cambiate solo le vittime.



Trailer:

 

Die Schweizermacher

(I fabbricasvizzeri, Svizzera, 1978)

Regia: Rolf Lyssy

Sceneggiatura: Rolf Lyssy, Christa Maerker

Musiche: Jonas C. Häfeli

Fotografia: Fritz E. Mäder

Montaggio: Georg Janett

Costumi: Greta Roderer

Interpreti principali: Claudio Caramaschi, Silvia Jost, Beatrice Kessler, Walo Lound, Emil Steinberger, Wolfgang Stendar, Hilde Ziegler 104′


 

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