La questione ticinese con accenno alla situazione del Canton Grigioni 

Il libro “dell’associazione segreta I GIOVANI TICINESI“… . Il merito dei Giovani Ticinesi fu quello, grazie anche e soprattutto questa pubblicazione, di denunciare le scomode verità che dovevano servire a riscuotere i conterranei dal torpore e dal timore in cui erano piombati dopo la conclusione della Grande Guerra senza che in nulla fosse mutata la loro condizione, che anzi era peggiorata per la crescente invadenza dell’elemento svizzero calante da nord.

Un libro testimonianza schietta e sincera di un Ticino “ancora oggi censurato“, quindi vale la pena citare riassuntivamente alcuni illuminanti richiami e significative invettive contenute in questo libro “La questione Ticinese”, stampato a Fiume nel 1923 per sfuggire alle intercettazioni della Polizia svizzera, e poi fatto sparire in tutta fretta dalle autorità elvetiche:

“Nel 1794 i Ticinesi avrebbero dovuto massacrare e impiccare ai lampioni delle strade i langfoti (i signori svizzeri) invece di limitarsi a chiedere i diritti dopo tre secoli di servaggio. L’occasione di riunirsi all’Italia è andata purtroppo persa allora, e nei libri di scuola oggi troviamo scritte un sacco di stupidaggini, come quelle sul non mai esistito Guglielmo Tell che tutti dovremmo venerare. Fin da bambini non ci viene insegnato nulla dell’Italia e delle sue glorie, al contrario è suonata la grancassa su quelle svizzere e sugli svizzeri nostri fratelli e gran guerrieri. Come no! Guerrieri che furono sonoramente sconfitti e dovettero darsela a gambe da tutta la Lombardia. Fratelli che, dopo Napoleone, volevano farci ritornare schiavi nel baliaggio. E noi non dimentichiamo le stragi e violenze che subimmo nel corso di tre secoli! Ognuno, poi, può vedere da sé com’è ridotto il Ticino in confronto alla Lombardia: la differenza con il Regno d’Italia. I lombardi vengono forse a studiare da noi o non è piuttosto il contrario? Il nostro Ticino è povero e piagato dall’emigrazione. Guardate: il Comasco è tutta una plaga fiorente. Il Canton Ticino, che è la naturale continuazione immediata del Comasco, dovrebbe del pari essere fiorente. Al contrario è desolato. Vuol dire che se fosse entro i confini italiani sarebbe florido quanto il Comasco. ”

A questo proposito, venivano messe in luce le differenze fra l’emigrazione italiana e quella Ticinese, che lasciava dietro a sé il vuoto, al contrario di quella italiana, dovuta a un sovrannumero di braccia e all’aumento del 30% della popolazione dopo l’Unità, e in cui quasi tutti gli emigrati puntavano a ritornare in Patria non appena raggranellato un gruzzolo. Le analisi dei Giovani Ticinesi erano lucide e precise quanto impietose e a volte anche troppo severe nei confronti dei connazionali accusati di passività, ignoranza, e addirittura di non aver mai mosso un dito per l’Italia. Circa l’accusa d’ignoranza, si legge testualmente che: 

“i Ticinesi sono volutamente tenuti all’oscuro fin dai primi anni di vita di tutto ciò che è italiano, delle glorie e dei passaggi della storia dell’arte, della cultura e della civiltà italiana.”

E ancora: 

“La Svizzera non può essere assolutamente per noi una Patria di sentimento senza mentire a noi stessi, senza rinnegarci nel sangue e nell’anima. Un primo disagio nasce subito arrivando nelle nostre cittadine, ove s’incontrano nomi vuoti, scritte banali: via della stazione, piazza della posta, piazza del sole, piazza giardino, viale dell’officina…e ci si stringe il cuore a pensare ai bei nomi gloriosi delle piazze e delle vie d’Italia che sono uno squillo di entusiasmo, una pagina di eroismo, di poesia e di bellezza.” 

E ancora: 

“Di fronte alla decadenza elvetica, noi assistiamo alla mirabile ascesa italiana. Sessantadue anni fa l’Italia si leva, vince il formidabile impero asburgico, si unifica. Dieci anni dopo, cinquantadue anni fa, rovescia il bimillenario potere temporale e conquista Roma, sua capitale. Vent’anni dopo, conquista la sua prima colonia. Dopo altri vent’anni, dodici anni fa, la sua seconda colonia, togliendola alla Turchia contro il volere di tutta Europa. Solo quattro anni dopo, nel 1915, si getta nella più grande e terribile guerra della Storia, e la vince. Una delle maggiori potenze del mondo, l’Impero austro-ungarico, per averle voluto sbarrare il cammino, è disfatto, distrutto, cancellato dalla faccia dell’Europa. Ieri, quando sembrava prostrata dinanzi alle teorie sovvertitrici, ecco che si leva di nuovo e vince. Ognuno di questi avvenimenti sembrava follemente imprevedibile il giorno prima che si compisse, mentre già si compiva. Altri se ne compiranno domani che oggi ancora sembrano follemente imprevedibili.”

INFORMATI, RIBELLATI! 

Link libro: 
https://books.google.ch/books/about/La_questione_ticinese_con_cenno_alla_sit.html?id=vty8mgEACAAJ&redir_esc=y

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