Viva Trento italiana! Viva l’Italia! Le ultime parole di CESARE BATTISTI, era il 12 Luglio di cent’anni fa 

Cesare Battisti (Trento, 4 febbraio 1875 – Trento, 12 luglio 1916) è stato un patriota, giornalista, geografo, politico socialista e irredentista italiano.

Cittadino austriaco di nascita, diresse giornali nella Trento asburgica e fu deputato al Parlamento di Vienna. Allo scoppio della grande guerra combatté per la parte italiana. Catturato dai Kaiserjäger guidati dal trentino Bruno Franceschini, fu processato e impiccato per alto tradimento in quanto deputato austriaco.
Insieme a Guglielmo Oberdan, Damiano Chiesa, Fabio Filzi, Francesco Rismondo e Nazario Sauro è considerato tra le più importanti figure della causa dell’irredentismo italiano ed eroe nazionale.


BIOGRAFIA 

Nacque a Trento quando questa era ancora parte dell’Impero austro-ungarico, da Cesare, commerciante, e dalla nobildonna Maria Teresa Fogolari. Dopo aver frequentato l’Imperial Regio Ginnasio a Trento, l’attuale Liceo Classico Giovanni Prati, si sposta a Graz, dove incontra e si lega al gruppo dei marxisti tedeschi con cui fonda un giornale che però verrà subito censurato; dopo la parentesi di studi a Graz, approda a Firenze per frequentare l’università.
Si laurea nel 1898 in geografia. Seguendo le orme dello zio materno, don Luigi Fogolari (condannato a morte dall’Austria per cospirazione e poi graziato), abbraccia presto gli ideali patriottici dell’irredentismo. Successivamente agli studi universitari, si occupa di studi geografici e naturalistici e pubblica alcune apprezzate Guide di Trento e di altri centri della regione e l’importante volume Il Trentino. Contemporaneamente si occupa di problemi sociali e politici e, alla testa del movimento socialista trentino, si batte per migliorare le condizioni di vita degli operai, per l’Università italiana di Trieste e per l’autonomia del Trentino. Nel 1898 assieme a Giovanni Battista Trener fonda e dirige la rivista Tridentum. Nel 1900 fonda il giornale socialista Il Popolo e quindi il settimanale illustrato Vita Trentina, che dirige per molti anni.
Desiderando combattere per la causa trentina con la politica e farla valere dall’interno, nel 1911 si fa eleggere deputato al Reichsrat, il parlamento di Vienna. Nel 1914 entra anche nella Dieta di Innsbruck. Si sposò con Ernesta Bittanti (Cremona, 1871 – Trento, 1957) ed ebbe tre figli: Luigi (1901 – 1946), Livia (1907 – 1978) e Camillo (1910 – 1982).

L’11 agosto 1914, appena due settimane dopo lo scoppio della guerra austro-serba, il deputato Battisti abbandona il territorio austriaco e si trasferisce in Italia.

Qualche giorno dopo lo seguirà anche la moglie con i loro tre figli. Il fratello Giuliano, che era nato il 30 luglio 1868, rimane invece a Trento. Verrà poi richiamato alle armi, inviato in una compagnia di disciplina e successivamente, essendosi ammalato, al domicilio coatto. Morirà prematuramente il 3 dicembre 1921 a seguito dei patimenti di quegli anni.
Battisti diventa subito un propagandista attivo per l’intervento italiano contro l’Impero austro-ungarico, tenendo comizi nelle maggiori città italiane e pubblicando articoli interventisti su giornali e riviste. Tra le città in cui soggiornò vi è anche Treviglio dove risiedette in via Sangalli al numero 15.

IN GUERRA 

Il 24 maggio 1915, l’Italia entra in guerra. Battisti si arruola volontario e viene inquadrato nel Battaglione Alpini Edolo, 50ª Compagnia. Combatte al Montozzo sotto la guida di ufficiali come Gennaro Sora e Attilio Calvi. Per il suo sprezzo del pericolo in azioni arrischiate riceve, nell’agosto del 1915, un encomio solenne. Viene trasferito ad un reparto sciatori al Passo del Tonale e successivamente, promosso ufficiale, al Battaglione Vicenza del 6º Reggimento Alpini, operante sul Monte Baldo nel 1915 e sul Pasubio nel 1916.
Nel maggio 1916 si trova a Malga Campobrun, in attesa dell’inizio della famosa Strafexpedition (15 maggio – 15 giugno 1916), preparando la controffensiva italiana. Il 10 luglio il BattaglioneVicenza, formato dalle Compagnie 59ª, 60ª, 61ª e da una Compagnia di marcia comandata dal tenenteCesare Battisti, di cui è subalterno anche il sottotenente Fabio Filzi, riceve l’ordine di occupare il Monte Corno di Vallarsa (1765 m) sulla destra del Leno in Vallarsa, occupato dalle forze austro-ungariche.

LA CATTURA 

Nelle operazioni, molti Alpini caddero sotto i colpi dei Kaiserjäger austriaci, mentre molti altri furono fatti prigionieri. Tra questi ultimi si trovavano anche il sottotenente Fabio Filzi e il tenente Cesare Battisti stesso che, dopo essere stati riconosciuti, furono tradotti e incarcerati a Trento. A riconoscere l’irredentista trentino fu il Kaiserjäger trentino Bruno Franceschini, originario della Val di Non.

La mattina dell’11 luglio, Battisti venne trasportato attraverso la città a bordo di un carretto, in catene e circondato da soldati. Durante il percorso, organizzato dalla polizia austriaca in una Trento semideserta e silenziata, le milizie lo fecero bersaglio di insulti, sputi e frasi infamanti, apostrofandolo come traditore: “Gli organi di stampa austriaci lo descrissero come «bancarottiere», «truffatore», «vigliacco», «disertore», «traditore dei suoi e dai suoi tradito»; il processo fu istruito senza garanzie per l’imputato, al quale venne negata anche la difesa di fiducia, e contrassegnato da grossolani errori procedurali”.
Tutta questa operazione aveva fini precisi per l’autorità asburgica perché Battisti era ancora deputato austriaco: “Una volta catturato, Battisti entrerà come attore in un apparato scenico in cui l’azione collettiva si sposa ad un’abile regia governativa”, Battisti dovette subire moltissimi insulti ed umiliazioni dai suoi carcerieri. In via Borgonovo la folla, composta in maggioranza da militari e funzionari austriaci, incominciò a fischiare, a schiamazzare e a ingiuriare i prigionieri: ingiurie come Hund (cane), Schuft (briccone), Canaille (canaglia)”.Gli insulti pronunciati in tedesco smentirebbero taluna storiografia anti-irredentista, la quale vorrebbe che anche alcuni cittadini trentini, quindi di ceppo italiano, avessero partecipato alle ingiurie. “Sovente volte i prigionieri vennero sputacchiati”. I testimoni riportano anche d’altri atti di violenza contro Battisti: gli furono gettati addosso polvere e zolfo con un mantice; fu percosso da una guardia cittadina; avendo chiesto da bere, gli fu offerta acqua sporca.

Il PROCESSO E L’ESECUZIONE 

La mattina seguente, il 12 luglio 1916, fu condotto insieme a Fabio Filzi davanti al tribunale militare, che aveva sede al Castello del Buonconsiglio, al tempo adibito a caserma delle truppe austro-ungariche. Durante il processo non si abbassò mai alle scuse, né rinnegò il suo operato e ribadì invece la sua piena fede all’Italia. Respinse l’accusa di tradimento a lui rivolta, basata sul fatto d’essere suddito asburgico passato alle file nemiche e deputato del Reichsrat. Egli si considerò invece soltanto un soldato catturato in azione di guerra.

« Ammetto inoltre di aver svolto, sia anteriormente che posteriormente allo scoppio della guerra con l’Italia, in tutti i modi – a voce, in iscritto, con stampati – la più intensa propaganda per la causa d’Italia e per l’annessione a quest’ultima dei territori italiani dell’Austria; ammetto d’essermi arruolato come volontario nell’esercito italiano, di esservi stato nominato sottotenente e tenente, di aver combattuto contro l’Austria e d’essere stato fatto prigioniero con le armi alla mano. In particolare ammetto di avere scritto e dato alle stampe tutti gli articoli di giornale e gli opuscoli inseriti negli atti di questo tribunale al N. 13 ed esibitimi, come pure di aver tenuto i discorsi di propaganda ivi menzionati. Rilievo che ho agito perseguendo il mio ideale politico che consisteva nell’indipendenza delle province italiane dell’Austria e nella loro unione al Regno d’Italia. » (Dal verbale dettato dallo stesso Battisti durante il processo)

Alla pronuncia della sentenza di morte mediante capestro per tradimento, Battisti prese la parola e chiese, invano, di essere fucilato invece che impiccato, per rispetto alla divisa militare che indossava. Il giudice gli negò questa richiesta.
Si procedette invece ad acquistare alcuni miseri indumenti da fargli indossare, dando esecuzione alla sentenza due ore dopo la sua lettura.
L’esecuzione avvenne nella Fossa della Cervara, sul retro del castello. Le cronache riportano che la prima volta il cappio si spezzò e che il carnefice ripeté l’esecuzione con una nuova corda. Un testimone diretto, raccontò che, qualche ora prima dell’impiccagione, aveva chiesto al boia (Josef Lang, venuto da Vienna e chiamato ancora prima che il processo iniziasse) come sarebbe stata fatta. Questi glielo fece vedere, passando una corda sottile attorno al collo di un assistente e fissandola poi a un gancio. Richiesto se proprio quella era adatta per l’esecuzione, il Lang rispose che la corda buona la teneva nella valigia, donde effettivamente poi l’estrasse quando la prima si spezzò, il che sta a significare che già era stato deciso che il supplizio sarebbe stato ripetuto.
Cesare Battisti affrontò il processo, la condanna e l’esecuzione con animo sereno e con grande fierezza, nonostante la misera esposizione durante il tragitto in città, il fatto che fosse stato condotto alla forca vestito quasi di stracci e che non gli si permise di scrivere alla famiglia, ma solo di dettare ad uno scrivano una lettera diretta al fratello Giuliano. Secondo la versione accreditata dalla storiografia italiana morì gridando in faccia al carnefice ed ai numerosi spettatori: 

Viva Trento italiana! Viva l’Italia!.





FONTE: WIKPEDIA 

LINK: https://it.m.wikipedia.org/wiki/Cesare_Battisti

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