Ma cos’è la destra? Cos’è la sinistra?

Verso le prossime sfide TRA IDEOLOGIA E “PENSIERO ISTINTIVO” 

Ma cos’è la destra? Cos’è la sinistra?


di G.L Ugo

Se lo chiedeva Giorgio Gaber in una sua celebre canzone del 1994, quando elencava talune scelte e comportamenti come notoriamente riconducibili all’una o all’altra parte.

Proveremo a dare qui una risposta, purché abbia ancora senso parlare di destra e di sinistra.

Portavoce da sempre di tutto ciò che si vuol definito come progressista, la sinistra rappresenta da sempre l’antitesi a tutto ciò che vuol in certo qual modo richiamarsi alla tradizione intesa quale insieme di quei valori (Dio, Patria, Famiglia, proprietà e dintorni) ritenuti abitualmente insiti nella stessa natura umana, e che hanno da sempre contraddistinto le campagne elettorali della destra.

Al contrario, se invece dei valori ci focalizziamo su ciò che potremmo definire come il sistema, ossia quell’insieme di pratiche, ruoli e consuetudini su cui si regge lo svolgersi quotidiano della politica, ci accorgeremo come l’atteggiamento della sinistra denota una strenua attività conservativa, la quale si fa, lungo i decennî del Secondo Dopoguerra strumento fondamentale di salvaguardia del potere. A prova di ciò v’è il moltiplicarsi di ruoli e figure istituzion ali venute ad ingrossare le file di burocrati dai compiti altisonanti man mano preposti ad operazioni per le quali era stato sino ad allora sufficiente l’intervento di qualche funzionario di buon senso.

Tutto ciò non poteva che incontrare l’opposizione della destra, che in tutto questo non aveva difficoltà a riconoscere alcune similitudini con l’apparato comunista sovietico. Essa era da sempre sostenuta in gran parte da commercianti, e imprenditori, soprattutto medio-piccoli, che nello Stato così concepito vedevahno un naturale nemico, geloso del loro peso socio-economico e pronto a vessarli con ogni sorta di tasse e e balzelli atti ad indebolirli a favore delle grandi realtà economico-finanziarie, statali o private che fossero.

Ma si sa come un simile andazzo non può che produrre cattivi frutti. Il ricorso alla corruzione non poteva che divenire un facile quanto ingiustificato appiglio per superare i lacci e lacciuoli della burocrazia. E se di primo achito ciò vedeva attribuito allo Stato stesso il grosso della responsabilità morale. è parimenti vero come, dalle file della destra personaggi senza scrupoli si sono trovati a cavalcare la situazione proseguendo in una visione privatistica della propria stessa carriera politica, sinanche a divenire essi stessi parte di quella burocrazia pronta a farsi corrompere a fronte di determinate garanzie d’affari. Ma se a sinistra una certa austerità ideologica, unita ad una decennale esperienza nella gestione del potere, permetteva di scansare per qualche tempo ancora le aule di tribunale, a destra, al contrario, l’inesperienza, unita forse ad un atteggiamento che potrebbe definirsi talvolta un po’ godereccio e perciò vagamente ingenuo, non poteva che esporre in massa i colpevoli all’azione dell’autorità giudiziaria. L’assenza a destra di un vero e proprio dettato ideologico mirante in certo qual modo a plasmare lo stesso sentire e lo stesso porsi della persona, potrebbe far credere alla medesima che il semplice riferimento al sentire naturale del singolo, oltre a renderlo certamente più umano, possa rivelarsi sufficiente ad un’efficace consapevolezza delle proprie potenzialità di personaggio politico, tralasciando un’adeguata formazione altrimenti necessaria ad un corretto impatto con il mondo della “nobile arte”. In egual modo lo stesso definirsi progressista, tende ad indurre l’individuo a non sentire il bisogno eccessivo di porsi in discussione in quanto convinto di possedere le conoscenze necessarie ad investirlo di un’aura di preconcetta superiorità. Di qui quella che potremo chiamare una sorta di clonazione più o meno consapevole presente in gran parte a sinistra, compresa quella cattolica, con i suoi “guru” ed ideologi il cui mito, specie tra i più giovani, sembra a volte anteporsi ad un rapporto più diretto con il sentimento religioso stesso. Resta infine il fatto che la presenza di un forte inquadramento ideologico è stato per la sinistra un fattore non trascurabile di coesione su alcuni punti fondamentali, mentre la scomparsa di una figura quale Giorgio Almirante, ha visto sempre più la destra italiana sprofondare negli individualismi frutto di un errato senso di individualità che rimangono tutt’oggi l’impedimento pregnante per il movimento conservatore in Italia di reimpossessarsi con il dovuto slancio del proprio futuro. 

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