IL SOCIALISMO DI UN POETA STATUNITENSE 

di Leonardo Olivetti (Azione Culturale)



Il socialismo di Ezra Pound

Può sembrare un ossimoro accostare il termine socialismo al poeta americano Ezra Pound (1885-1972), legatissimo all’Italia mussoliniana e innalzato ad icona dall’estrema destra, eppure un ossimoro non lo è affatto, almeno non nei termini più convenzionali. Pound rimase sempre vicino agli ambienti di matrice socialista, diffondendo nelle sue poesie e nei suoi scritti un’idea di società capace di coniugare la tradizione antica con l’efficienza industriale, e ribadendo che il miglioramento della condizione del lavoratore è il fondamento di una vera rivoluzione sociale.
Il “pensiero sociale” del poeta, che è eredità della sua militanza nel Guild Socialism negli anni ‛10 del ‘900, l’ha portato al tentativo politico-letterario di trasformare il fascismo-regime in uno Stato compiutamente anticapitalista, antiborghese ed effettivamente attento alla questione sociale. La vita londinese di Pound formò non solo lo stile della sua poesia, grazie alle amicizie con Eliot e Butler Yeats, ma anche la sua visione della storia, dell’economia e della società: in questo contesto affiorano l’influenza di A. R. Orage (1873-1934) e dell’economista C. H. Douglas (1879-1952).
Il Socialismo delle Gilde, nel quale si ritrovarono molti intellettuali tanto di destra quanto di sinistra, concentrava la sua attività politica in una serrata lotta economica. La democratizzazione dei rapporti di lavoro nelle fabbriche, incentrata sulla figura del lavoratore come equivalente al creatore di opere del Medioevo, era il perno ideologico del movimento.
Tra le proposte più rivoluzionarie, vi era la giornata lavorativa di otto ore, che Pound pensava di poter ridurre progressivamente addirittura a 4-5 ore, sfruttando il tempo libero per aumentare il benessere culturale e spirituale del lavoratore. Quando il gruppo del Socialismo delle Gilde si spaccò in due tronconi in seguito alla Rivoluzione Bolscevica, Ezra Pound, pur mantenendo un’opinione positiva del pensiero leninista (che conserverà anche ai tempi del fascismo), si posizionò stabilmente lungo le linee di pensiero del Maggior Douglas, teorico del “Credito Sociale”.
Questa teoria, nonostante alcune semplificazioni economiche ed alcuni tratti di utopismo, indirizzò il poeta americano verso una visione comunitaria e distribuzionista dello Stato, che trova il suo compimento nella sua opera A che serve il denaro? del 1939 in cui si legge che
«Rispetto all’eredità di efficienza industriale e progresso scientifico noi abbiamo a disposizione una grande quantità di credito sociale, che può essere distribuito alla popolazione al di là e al di sopra della busta paga. La proposta di Douglas consisteva nell’aumentare il potere d’acquisto globale dell’intera popolazione mediante una emissione pro capite di biglietti proporzionale ai beni disponibili».
Da questa considerazione sulla natura dell’economia, si delinearono i tre orientamenti politici dell’abc dell’economia poundiana:

1. Quando c’è quanto basta si dovrebbero trovare i mezzi per distribuirlo a chi ne ha bisogno;

 

2. È compito della Nazione provvedere a che i suoi cittadini abbiano la loro parte, prima di preoccuparsi del resto del mondo;

3. Quando la produzione potenziale di qualsiasi cosa è sufficiente per soddisfare le necessità di tutti, è compito del governo provvedere a che sia la produzione, sia la distribuzione, vengano portate a termine.

Il culmine delle attività di Pound fu negli anni ‛30 e ‛40, con i suoi migliori articoli, i discorsi a Radio Roma e la presentazione a Mussolini di un programma economico in 11 punti, che non vide mai attuazione nel fascismo-regime, fino (parzialmente) alla Carta di Verona del 1944.
Nonostante concezioni decisamente semplicistiche e utopistiche sulla sostituzione della carta moneta con dei buoni, o su una società che si basasse sull’abbondanza della natura, in Pound troviamo disegni politici degni di interesse: ad esempio il rapporto diretto, reso migliore dalle leggi, tra i governanti ed il popolo, unica fonte di equilibrio sociale («Tieni a mente il sudore del popolo / per sedere sicuro sul trono», canto LIII), o un sistema incentrato sulla valorizzazione del lavoro manuale, soprattutto quello creativo, in contrapposizione sia alla “finzione della carta moneta” nel capitalismo, sia all’”immolation of men to machinery” (canto LXXIV).
L’universo di Pound, autoritario e campanilistico, moderno e arcaicizzante, industriale e sociale, includeva in sé anche quella visione di socialismo comunitario, se non tradizionalista (anche se non in senso guénoniano o evoliano), che vedeva il lavoratore scandire la propria vita tra l’attività creativa del lavoro ed un ritualismo derivato dal proprio retaggio culturale.

Pound, al sovrano giusto (che mutuava dalla storia della Cina antica), conferisce poche ma chiare caratteristiche:
«onorava gli avi / gli spiriti dei campi / della terra / del cielo / ed ebbe per fine l’utilità pubblica / e il bene del popolo, attivo, deciso, amato / […] Soppresse il cristianesimo» (canto LXI).

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