Alberto Sordi, in 200 film il ritratto dell’Italia

Alberto Sordi, nato a Roma il 15 giugno 1920. 

da Redazione ANSA

Quasi duecento film in mezzo secolo di attivita’: Alberto Sordi e’ stato forse l’attore in cui l’italiano medio si e’ rispecchiato piu’ spesso e cui ha concesso maggiore confidenza soprattutto quando entravano in gioco i sentimenti, le debolezze, le vigliaccherie. Era nato a Roma il 15 giugno 1920, dove è morto il 24 febbraio 2003. Gia’ prima della guerra la voce da basso di Sordi risuonava nelle orecchie degli italiani che andavano a vedere il film con Oliver Hardy doppiati da lui. Il suo talento comico comincio’ a farsi strada prima con la rivista poi via radio con la trasmissione ‘Vi parla Alberto Sordi’, in cui nacquero personaggio come Mario Pio.
In decine di gag, ripetute da lui stesso nelle piu’ varie occasioni ma anche imitate da tutti, dai colleghi alla gente comune, nelle quali si era come cristallizzata quella maschera del romano e dell’italiano medio che e’ stata la caratteristica piu’ tipica di Alberto Sordi. Ecco alcune delle principali sequenze che sono rimaste nell’immaginario collettivo degli italiani:

LO SPAGHETTO: La scena in cui Nando Moriconi, filo-americano ma romanissimo, in ”Un americano a Roma” prova a mangiare cibo americano o presunto tale (mostarda, yoghurt, marmellata), e poi si getta famelico sugli spaghetti, e’ forse la piu’ celebre di tutte. ”Spaghetto, m’hai provocato e io me te magno..’. Ma tutto il film e’ una collezione di gag citatissime: da quella dell’americano del Kansas City alla frase ‘a me m’ha bloccato la malattia..”, al celebre idioma anglo-maccheronico coniato da Sordi e dagli sceneggiatori (di cui si ricorda soprattutto l’espressione ‘santibailor’) fino all’ epiteto riservato a Carlo Delle Piane, ‘cicalo” (”e statte zitto, statte zitto a’ cicalo”).

LAVORATORI….: Nei ”Vitelloni” di Federico Fellini (1953), sceneggiato dal regista con Ennio Flaiano e Tullio Pinelli, Sordi, al termine di una notte brava, si prende gioco con irriverente cinismo di un gruppo di operai mattinieri passando in macchina e urlando: ”Lavoratori….” seguito dal gesto dell’ombrello e da una pernacchia.

CHE GENTE, ADA MIA: in ”Le coppie” (1970), film a episodi, Sordi e’ l’operaio metalmeccanico Giacinto che va a festeggiare l’anniversario di nozze in Costa Smeralda con la moglie Erminia. Del tutto fuori luogo, per abitudini, abbigliamento, stato sociale, guardato dall’alto in basso dagli snob che all’inizio degli anni ’70 ancora frequentavano la costa nord della Sardegna, Sordi-Giacinto ad un certo punto sbotta: ”Che gente, Ada mia”. IO SO’ IO…: Del ‘Marchese del Grillo’ (1981), quando il turpiloquio comincio’ ad entrare anche nel cinema di Sordi, e’ la battuta: ‘Io so’ io e voi nun sete un c….’.

E CHE VOI CHE SIA…: In ”Io so che tu ai che io so” (1982), il bancario Sordi scopre la tossicodipendenza della figlia e i tradimenti della moglie. Alla figlia, per apprire moderno, dice: ”E che voi che sia ‘n po’ de droga, ‘n po’ e cocaina”.

IO SFASCIO TUTTO: in ‘Un eroe dei nostri tempi’ (1955), Sordi e’ accusato di un attentato. In un interrogatorio si difende perche’ segna tutto quello che fa su un taccuino, ma gli dicono che puo’ essere incriminato lo stesso: ”Ma allora io butto la bomba e sfascio tutto, sfascio…”.

NON CI FACCIAMO RICONOSCERE: Espressione entrata nel lessico comune e usata da Sordi in ‘Crimen’ (1960), mentre e’ a Montecarlo con altri italiani sospettati di un omicidio che non hanno commesso.

LO SCHIAFFO: Non fa ridere ma non puo’ non essere citata: e’ la scena finale dell’interpretazione forse piu’ intensa di Sordi, nella quale Sordi-Silvio Magnozzi, per una volta un personaggio con la schiena dritta, da’ un sonoro schiaffo al suo principale, Claudio Gora, e lo fa cadere in una piscina. La scena dello schiaffo e’ contenuta in ”Una vita difficile”.

ER PAPPONE: In ”Arrivano i dollari” (1956), Sordi, uno dei cinque fratelli che dovrebbe ricevere un’eredita’, schiavizza il suo fedele servitore (Turi Pandolfini) incatenandolo e trattandolo come uno cane: ”Va’ a magna’ er pappone’, ‘Magna ‘e cocce dee’ noci’. BONI: E’ una delle piu’ celebri espressioni romanesche di Sordi passata nel linguaggio comune di tutti i romani: ‘Boni…state boni’. E’ nella ‘Grande guerra’ (1959) di Monicelli.

E SE ERAVAMO IN TRE…: In ‘Riusciranno i nostri eroi…?’ (1968) di Ettore Scola, Sordi e Bernard Blier picchiano un trafficante d’armi in Africa. Lui si lamenta: ‘Non vale, siete in due’. Sordi replica: ‘E se eravamo in tre te menavamo in tre’.

CE L’HAI ‘NA MADRE?: Dello stesso film e’ la battuta piu’ pesante: ‘Ce l’hai ‘na madre? ah si’? A gran fijo de na m….”.

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