LA MASSONERIA E LA MASSONERIA TICINESE 

di Lucio Celli Moretti 

La massoneria, in teoria, sarebbe una società “segreta”, ma in pratica basta aprire Wikipedia al nome “MASSONERIA” per trovare “tonnellate” di informazioni.

La Massoneria, “da quello che ci è possibile interpretare dal web”, è da considerare come un percorso, una via, un itinerario, che mira alla crescita dei valori umani, al miglioramento del contesto sociale, alla costruzione di un mondo più giusto, più libero, più felice e, soprattutto, all’elevazione dello spirito e al suo affrancamento dalla tirannia della materia e dell’effimero. La Massoneria, dunque, è il forte desiderio, sostenuto tra uomini liberi, di una ricerca di vita il più corretta possibile. Ciò significa che, almeno da quello che possiamo sapere, per un massone è importante far tesoro del passato per vivere il presente e progettare il futuro. Ciò significa lottare per l’affermazione di quei valori irrinunciabili quali la libertà, la fratellanza, la solidarietà, l’uguaglianza, la tolleranza, la giustizia, la dignità umana, il diritto alla speranza di felicità che a molti è negato. 
Nella storia, e nel pratico, la massoneria la si può considerare come “entità” nata nel Settecento per creare una trama di “solidarietà mafiose” (mafiose non inteso come insulto) e di iniziative comuni, improntate alle nuove idee illuministe e anti-medievali, tra persone che non volevano far sapere di essere in contatto, di cosa discutevano, e di essersi promesse mutuo appoggio tra di loro. 

E nella storia dei potenti, delle rivoluzioni e dei politici, la massoneria è stata sicuramente influente, se non addirittura determinante. 
Detto questo, politicamente, ancora oggi si discute su queste “società segrete”, e la massoneria, ormai, da quello che possiamo leggere, conta poco ed è diventata una specie di Rotary Club, sede però di alti valori umanisti. Ma, c’è una ma, una doppio ma, anzi infinto ma, ed i “ma” sorgono quando si pensa alla Massoneria ticinese,…

…che massoneria c’è in Ticino?  

In Ticino la Massoneria è un importante appoggio alla politica, o meglio “al singolo politico” e, purtroppo, da quello che possiamo leggere “dal web”, non si tratta di personaggi meritevoli di stare in questa organizzazione che innalza i valori umani. 

Magari la Massoneria ticinese è un po’ inquinata, dove gente “non meritevole” può partecipare ed aderire a questa iniziativa umanista solo per scopi personali e non comunitari, dunque ci sarebbero persone “affiliante” ben lontane dai principi massonici sopra citati. 

Ma è vero? E perché? A riguardo rispondo con un articolo del domenicale “il Caffè“:


Gli intrecci segreti delle logge luganesi
(Il Caffè, 27.05.2012)
La guerra dei massoni tra affari e malaffare
di LIBERO D’AGOSTINO 

Mercoledì pomeriggio, l’appuntamento è tra le 18 e le19. Il tempo di rinfrescarsi la gola con una coca light e qualche birra al bar di sotto, poi il collegio ristretto della Loggia luganese “Il Dovere” si ritira per una riunione riservata. C’è da discutere la candidatura di G.L., un professionista assai chiacchierato in città che, perciò, ha sollevato una forte opposizione nell’assemblea dell’Ordine. Una candidatura sponsorizzata da Augusto Airaldi, esponente di peso di quel vecchio vertice massonico, bersaglio di una fronda interna che, dalle colonne del Caffè, ha denunciato il “coma etico” in cui verserebbe la massoneria: abusi nelle conduzioni delle logge, spregiudicatezza negli affari e nell’aprire le porte del Tempio a persone non degne dell’Ordine. Ancora uno scivolone per la Loggia che, un anno fa, si era spaccata su un’altra candidatura; quella di Norman Gobbi, il ministro delle Istituzioni che aveva poi ritirato la sua domanda. Per la massoneria luganese un’altra brutta storia, dopo il coinvolgimento di Sandro Fenyö, ex Venerabile della Loggia Brenno Bertoni, nell’inchiesta sui fondi neri di Pierangelo Daccò, il gran faccendiere di Comunione e Liberazione. “Ma questi sono soltanto gli strascichi di una guerra intestina nella massoneria – rivela una fonte interna – in cui s’intrecciano affari e malaffare, veleni e sospetti, proteste e punizioni, in un clima da caccia alle streghe”. Una guerra per bande iniziata due anni e mezzo fa. 

Quindici settembre 2010. Per la massoneria ticinese è un giorno triste. Amaro e triste soprattutto per i fratelli di Lugano. Quella mattina sono tutti là, davanti al Tempio crematorio della città per l’addio a Giancarlo Puccio, Venerabile Maestro della Loggia “Il Dovere”. Un gran signore Puccio. Massoneria vecchio stampo. Ma soprattutto custode di un Ordine rispettoso delle forme e delle regole. Anche di quelle legali. “Era stato il braccio destro del finanziere Orazio Bagnasco nell’affare dell’Europrogramme, e l’uomo di fiducia del sindaco Giorgio Giudici. Dal suo ufficio in via Canonica aveva saggiamente amministrato per anni gli affari che gravitavano attorno alla massoneria e ai principali massoni ticinesi” racconta al Caffè un testimone diretto di quegli anni. 

Per tutti i fratelli, Puccio era un sicuro punto di riferimento. Morto lui, si apre la lotta per la sua successione, dopo un interim affidato ad un personaggio del tutto inadeguato al ruolo e che verrà quasi subito rimosso. E per la massoneria comincia anche la deriva affaristica. “Per i loro affari alcuni massoni hanno bisogno sia di pedine, di uomini di paglia, che di persone con buone entrature. Ciò spiega perché si sono aperte le porte a personaggi che con i princìpi dell’Ordine c’entrano poco. È tutto questo senza che la Gilsa, la Gran Loggia centrale svizzera, intervenga”, sottolinea la fonte del Caffè. 

Personaggi di varia estrazione e provenienza che, secondo i massoni della fronda che si oppone la vecchio vertice, stanno “inquinando” le Logge ticinesi. Un’altra gola profonda tra i fratelli racconta di inquietanti infiltrazioni. “Molti italiani che, per la loro funzione pubblica o per altri motivi, non si potrebbero affiliare alle Logge del loro Paese, grazie ai buoni uffici di qualche massone ticinese aderiscono alle nostre logge. Una volta affiliati qui, e senza risultare massoni in Italia, possono frequentare anche le logge italiane, e fare da tramite per affari comuni. In una loggia ticinese, con a capo un venerabile già implicato in vicende poco chiare, ci sono, ad esempio, un politico del Pdl di una provincia di confine e molti funzionari italiani della banca Arner che curano gli interessi privati dell’ex premier Silvio Berlusconi”. 

L’affarismo spregiudicato che ha investito la massoneria riguarda business immobiliari, ma soprattutto la finanza. “La gestione di depositi o di fondi neri, come nel caso di Fenyö col faccendiere di CL, ma non si trascurano i piccoli affari locali come la piscina comunale di Bissone, un caso emblematico di un certo modo di fare”, spiega la fonte del Caffè. Un investimento di circa un milione di franchi per il quale, con un fasullo consorzio tra ditte, aveva vinto l’appalto l’impresa diretta da un massone luganese. Un cantiere poi finito con una procedura civile da cui il Comune ha ottenuto, come ricorda il sindaco Ludwig Grosa, un risarcimento di 100mila franchi. 

Come andrà a finire lo scontro all’interno della massoneria? “Difficile fare previsioni, oggi c’è molta ipocrisia e scarsa volontà di cambiamento nei vertici – dice un fratello seduto da anni tra le colonne de ‘Il Dovere’ -. A questo punto la Loggia alpina svizzera dovrebbe avere il coraggio di cacciare taluni personaggi. Altrimenti c’è il rischio di un’implosione o che i fratelli con più qualità abbandonino le Logge”.

Libero D’Agostino



Quindi, da quello che possiamo sapere, da osservatori del web, la Massoneria ticinese sarebbe inquinata. Non ho mezzi profondi, d’intelletto e di esperienza, per esprimere opinioni a riguardo, … Ma guardiamo un articolo pubblicato da “L’Inchiesta”, nel 2000. Così, magari, un’opinione ce la possiamo anche immaginare.

… ecco “svelati numeri & nomi” delle Logge Massoniche ticinesi: 

(dalla rivista ticinese “L’Inchiesta”, 3.5.2000)

Sono otto le logge massoniche in Ticino. Per un totale di circa 350 fedeli. Quelle che più contano si trovano nel Sottoceneri.
Dopo Ginevra e Zurigo, il Ticino è il cantone col maggior numero di massoni: circa 350.
La parola “loggia” indica il luogo dove si riuniscono i fratelli. In Ticino ve ne sono otto. In Svizzera una settantina, raggruppate nella Grande Loggia Svizzera Alpina, nata nel 1844.
La prima fu fondata nel 1736 a Ginevra. In Ticino nel 1877, quando a Lugano viene inaugurata la Loggia Ticinese che più tardi diventerà Il Dovere.

Anche oggi il centro di potere della massoneria ticinese è a Lugano. Oltre al Dovere, c’è la Brenno Bertoni e la Signa Hominis. 

Il Dovere è la più grossa con oltre un centinaio di adepti, tra cui il sindaco di Lugano Giorgio Giudici. Il capo della loggia, chiamato Venerabile, è Franco Sorgesa, ex direttore di Danzas Ticino. 
In teoria tra i massoni le discussioni politiche sono vietate. In pratica però soprattutto in questa loggia è proprio la politica a tenere banco.

La Brenno Bertoni, fondata nel 1982, è considerata dagli stessi massoni come la “punta di diamante” del movimento svizzero a livello culturale. È una loggia piccola: una trentina di membri. Il Venerabile è Mauro Rossi, membro di direzione Ubs, responsabile delle banconote e dell’oro.

La Signa Hominis, nata nel 1984, conta una cinquantina di fratelli. Si riunisce all’Hotel Arizona di Lugano.

Anche la Helvetia di Bellinzona, nata nel 1986, conta una cinquantina di membri. È la più elitaria delle logge. Il contributo richiesto ai fedeli supera fr. 3’000.- all’anno. 

Le altre logge sono meno importanti, sia numericamente che a livello di potere. Sono il circolo La Fenice di Bellinzona, il circolo Acacia di Biasca e il circolo Verbano di Locarno. Infine c’è la loggia Veritas di Ascona, creata nel 1984. È sostenuta finanziariamente da Il Dovere e riunisce quasi esclusivamente fratelli di lingua tedesca. 

In genere le logge si riuniscono da una volta al mese a una volta alla settimana. L’assiduità è obbligatoria. Dopo il lavoro rituale i fratelli si prendono per mano eseguendo la cosiddetta “catena d’unione”. Il simbolo che gli adepti resteranno uniti in uno spirito di “fraternità indefettibile”.
 

Nomi noti di massoni ticinesi: 

[I ticinesi più illustri legati alla massoneria] 

Chi ammette, chi nega e chi tace. 

In base a testimonianze dirette L’Inchiesta ha ricostruito la mappa dei personaggi ticinesi più noti che ruotano attorno alla massoneria. Un’organizzazione occulta con una disciplina interna ferrea, simile a una setta. Per questo molti massoni negano di appartenere alle logge segrete. 

° Franco Sorgesa, Venerabile della loggia Il Dovere, ex direttore generale Danzas Ticino: “Sì, faccio parte della massoneria. Ma non avete il diritto di pubblicare il mio nome”. 
° Mauro Rossi, Venerabile della loggia Brenno Bertoni, membro di direzione Ubs (responsabile delle banconote e dell’oro): “Sì, sono il Venerabile. L’Ubs è al corrente che sono il capo della loggia. Se ci sono altri massoni nella direzione dell’Ubs non lo so. O meglio non posso dirlo”. 
° Alberto Ménasche, presidente TeleTicino: “Faccio parte della loggia Brenno Bertoni e non l’ho mai nascosto”. 
° Carlito Ferrari, ingegnere e critico gastronomico: “Sono nella loggia Brenno Bertoni da più di 30 anni. Chiunque può essere ammesso, purché sia libero da preconcetti. Tutti i ceti sociali sono rappresentati”. 
° Giorgio Giudici, sindaco di Lugano: “Sono massone da quando sono entrato in politica. Non ho nessuna difficoltà ad ammetterlo. La massoneria mi ha dato tanto”. 
° Sergio Macchi, medico e sindaco di Viganello: “Sono un pessimo membro della loggia Il Dovere, per impegni personali che non mi permettono di partecipare regolarmente ai lavori”. 
° Roger Etter, granconsigliere Udc: “Come faccio a essere nel contempo estremista di destra, retrogrado e massone? C’è una contraddizione. Avevo fatto parte della massoneria. Al momento sono in letargo. Nella massoneria ho trovato persone umili, con una vita modesta e una formazione bassa. L’unico ideale è la fratellanza e l’amicizia profonda. Non è assolutamente un luogo di faccendieri”. 
° Gianrico Corti, giornalista Tsi, capogruppo socialista a Lugano: “Se sono massone o no, poco importa. Non rispondo. La domanda invade la privacy”. 
° Filippo Lombardi, direttore TeleTicino, consigliere agli Stati Ppd: “Non ne faccio parte. Ma conosco alcuni massoni. Vengo invitato regolarmente alle conferenze della loggia Il Dovere a cui ho partecipato due volte”. 
° Franco Ballabio, avvocato, ex divisionario, ex comandante Polizia cantonale: “Sono molto vicino alla massoneria ma non ne faccio parte. Se ne facessi parte lo ammetterei. So che Remo Regazzoni, ex delegato della polizia di Lugano, era un Gran Maestro. Altri massoni nella polizia non ne conosco”. 
° Dino Balestra, direttore Tsi: “Sono stato relatore a una conferenza pubblica organizzata dalla massoneria. Ma altrimenti non ho alcun contatto con le logge”. 
° Fabio Amadò, presidente Lugano Turismo: “Faccio parte della Società ticinese di cremazione che comprende molti massoni. Ma io non sono massone”. 
° Mauro Dell’Ambrogio, sindaco di Giubiasco, segretario Università Svizzera italiana, ex comandante Polizia cantonale: “Ho amici massoni. Mio nonno era massone. Ma io no: sono un libero pensatore. C’è anche un certo diritto alla privacy”. 
° Renzo Molina, architetto e municipale Plr Bellinzona: “Ho parenti lontani massoni. Io sono completamente estraneo”. 
° Franco Masoni, ex consigliere agli Stati Plr: fa sapere che “non fa più parte della massoneria”. 
° Giorgio Pelossi, faccendiere: fa sapere che “dal 1987 non fa più parte della massoneria”. 
° Giuseppe Buffi, presidente del Governo ticinese, non ha risposto. 
° Tiziano Mocetti, medico-primario, non ha risposto. 

Altri personaggi
Augusto Airaldi, direttore aziendale, Lauro Bettelini, giornalista Rtsi, Giorgio Berta, ex agente polizia Lugano, Christian Castelli, studente, ex granconsigliere Lega, Vittorangelo Castiglioni, giornalista, Carlo Cocco, architetto, Giovanni Cossi, dirigente Tsi, Fernando De Carli, direttore artistico Primavera concertistica Lugano, Argo Devittori, dirigente, Davide Enderlin, avvocato, Rudy Fornaroli, funzionario ed ex agente di polizia, Michele Frigerio, direttore di banca, Giuliano Ghiggia, dirigente, Giorgio Grandini, avvocato, Fulcieri Kistler, ex direttore dell’Ubs, Marco Marcionelli, ingegnere e imprenditore, Sergio Morisoli, segretario generale del dipartimento economia e finanze, Rocco Olgiati, avvocato, Ottavio Palmieri, tenore, Mauro Pedretti, ingegnere, Renzo Quadri, assicuratore e dirigente, Flavio Regazzoni, ex agente di polizia, Elio Samakovlija, redattore rivista massonica Alpina, Orazio Schaub, Gran Maestro della Gran loggia svizzera dal 1978 al 1982, Giorgio Salvadè, medico, Paolo Sidler, direttore aziendale, Giorgio Stefanini, organizzatore programmi occupazionali. 

(Sede della della Loggia massonica “Il Dovere”, in via Pretorio, Lugano.)

…Continuazione de L’Inchesta (3.5.2000)

Il presidente della Lega Giuliano Bignasca si è dimostrato particolarmente abile nel trattare con i massoni ticinesi. Il suo settimanale Il Mattino della domenica attacca politici a destra e a manca, ma in genere lascia stare i massoni. In cambio i fratelli delle logge occulte gli offrono la loro protezione. “Non perdete tempo” ha scritto Bignasca al finto studente dell’Inchiesta. “C’è forse una “masoneria”. La sola…”. Il presidente leghista allude alla famiglia Masoni. Franco, padre della consigliera di Stato Marina, è stato per lunghi anni uno dei fratelli ticinesi più potenti. 
Masoni ha beneficiato di grossi appoggi delle banche luganesi, dove siedono illustri massoni. 
Oggi Bignasca ha precetti esecutivi per 67 milioni di franchi. Ma le banche finora non hanno mai chiesto il suo fallimento. 
Uno dei suoi maggiori creditori è l’Ubs. Nei confronti del presidente leghista la banca ha precetti in sospeso per 29 milioni. E proprio all’interno dell’Ubs il vertice della massoneria ticinese è ben rappresentato. Mauro Rossi, Venerabile della loggia Brenno Bertoni, è membro del consiglio di direzione e responsabile delle banconote e dell’oro. 
Fulcieri Kistler, ex direttore dell’Ubs Ticino e delegato dell’Università ticinese per i rapporti con il mondo economico, nega di far parte della massoneria. Ammette però di avere molti amici massoni che l’hanno invitato più volte a entrare nelle logge segrete. 
Bignasca non ha solo debiti con le banche, ma anche con lo Stato. E pure qui gode di protezioni eccellenti legate alla massoneria. 
Alla città di Lugano Bignasca deve circa 300 mila franchi. Nel contempo siede in municipio, accanto al fratello Giorgio Giudici. 
Bignasca deve oltre un milione di franchi alla cassa di compensazione Avs, amministrata dal dipartimento economia e finanze diretto da Marina Masoni, figlia di Franco, influente massone. Il vice di Masoni è Sergio Morisoli, un altro personaggio che ha amicizie nel mondo massonico. 
“Non sono massone ma ho le mie conoscenze” ha dichiarato Morisoli al finto studente dell’Inchiesta. “Farò in modo che qualcuno la contatti”. 

L’Inchiesta, Maggio 2000.

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