Le figure rappresentative del Risorgimento italiano in “terra elvetica”

Lugano, la «seconda patria» per Carlo Cattaneo – Dall’insurrezione milanese all’esilio ticinese – «Esule eccellente» – «Capofila» in Ticino del Risorgimento

Il Risorgimento italiano, la Svizzera e il Ticino! In particolare il nostro Cantone per la sua vicinanza con l’Italia, è stato la «seconda patria» per molti esuli italiani che in terra elvetica hanno trovato accoglienza e generosa ospitalità. E questo anche dopo il Risorgimento. I «regnicoli», come venivano chiamati gli italiani, negli ultimi decenni dell’Ottocento e nel primo Novecento, come diremo più avanti, attratti dal «modello di libertà» e di democrazia, per la maggior parte milanesi e lombardi, ma anche piemontesi e veneti espatriarono in terra elvetica. 

Le figure rappresentative del Risorgimento italiano in terra elvetica

Fra i personaggi illustri del Risorgimento italiano esuli in Svizzera, Carlo Cattaneo (1801 – 1869) è definito un «esule per eccellenza», un «capofila» del Risorgimento italiano in Ticino e Giuseppe Mazzini (1805 – 1883). Carlo Cattaneo qui si era rifugiato dopo il fallimento della «Cinque Giornate» di Milano (18 – 22 maggio 1848) e a Castagnola si spense il 16 febbraio 1869. A Lugano, con altri suoi compagni di sventura esuli in Ticino, tirò le file per la causa del Risorgimento in Italia. A Milano nel 1815 aveva conosciuto Stefano Franscini, suo compagno di studi al Seminario Arcivescovile del capoluogo lombardo. Eletto Franscini (1848) nel primo Consiglio federale questi intuisce il ruolo che Cattaneo può svolgere per fare del Ticino già [1803] Cantone autonomo, uno Stato. Cattaneo, pur avendo nel cuore l’Italia, non delude le aspettative del suo antico compagno di studi e amico. A Lugano «era divenuto, ormai uno del luogo, ne viveva la vita (dal 1852 è docente di filosofia al Liceo Cantonale). Una seconda patria, per lui, Lugano, una patria ideale in cui si incarnava ai suoi occhi l’immagine della Svizzera, di quella Svizzera, ch’era per lui, un simbolo, una bandiera, il simbolo, la bandiera che sognava la libertà. Cattaneo non è che uno dei tanti (esuli) in Ticino, l’esempio più alto se si vuole, la figura più rappresentativa. Ma uno dei tanti». (Franco Valsecchi). Ha collaborato attivamente a parecchie iniziative in ambito politico, sociale e culturale e in grandi opere di progresso tecnico, scientifico, agricolo ed industriale. A lui si deve l’avvio di un progetto per la bonifica del Piano di Magadino. Assieme all’ing. Pasquale Lucchini, Carlo Cattaneo svolge un ruolo fondamentale nel convincere gli esperti svizzeri e stranieri a scegliere la variante Gottardo, piuttosto che quella del Lucomagno, per il grande traforo ferroviario alpino del secolo (di cui ora, in Ticino, Canton Uri e anche nel Cantone Grigioni, si discute sulla necessità del secondo tunnel autostradale sotto il S. Gottardo e si fa, sempre più acceso il confronto fra i Cantoni svizzeri alpini sulla proposta della «Berna federale» in previsione della chiusura, per tre anni, della Galleria autostradale del San Gottardo, per svolgere le necessarie opere di manutenzione, dopo trent’anni di esercizio). Per i meriti acquisiti, le autorità ticinesi, nel 1858, gli conferiscono la cittadinanza onoraria. Dalla .sua casa di Castagnola continua, fino alla morte (1869), a svolgere un ruolo di protagonista e di fervido ispiratore dell’apposizione democratica in Italia, senza mai accettare compromessi politici, senza mai venire meno al suo credo federalista e repubblicano. A Castagnola ha sede l’«Associazione Carlo Cattaneo» che s’ispira al modello dei migliori centri di studio internazionali, promuove e patrocina le relazioni italo – svizzere in ambito artistico, letterario, scientifico, commerciale, politico e culturale. Non possiamo non di dire di un nobile generale polacco Tadeusz Kosciuszko, eroe nazionale, molto amato dai suoi compatrioti che guidò nei territori polacchi, bielorussi e lituani la rivolta iniziata nella primavera del 1794 brutalmente repressa nell’autunno del medesimo anno. Anch’egli esule in Ticino, dopo aver attraversato la Frontiera ticinese a Ponte Tresa in completo assetto di guerra con la propria bandiera ancor oggi conservata dalla famiglia Gilardi a Gentilino. Fino a pochi anni fa, il cuore di questo eroe nazionale polacco era custodito nel mausoleo di «Villa Morosini» a Vezia; ora si trova al «Museo nazionale polacco» di Varsavia. 

La «Tipografia Elvetica» il «natural punto di riferimento» del «Movimento di liberazione nazionale»

In Ticino gli esuli italiani stampavano i loro proclami rivoluzionari che introducevano clandestinamente in Italia. La «Tipografia Elvetica» di Capolago era il «natural punto di riferimento» degli scrittori d’avanguardia del «Movimento di liberazione nazionale», di cui facevano parte Gioberti, Guerazzi, Tommaseo, Dall’Ongaro; e, s’intende, Carlo Cattaneo. Altri esuli italiani in Ticino «tiravano le file» per continuare l’opera del Risorgimento italiano: i fratelli Filippo e Giacomo Ciani. Giacomo fondò a Bellinzona una scuola di orientamento professionale. Intuita l’importanza della stampa si trasformano in tipografi e diventano i principali sostenitori del Ruggia che, anch’egli, da farmacista, s’improvvisa tipografo. Furono proprio i Ciani a trasformare la «Tipografia Ruggia» in quella che portava il nome di «Tipografia della Svizzera Italiana» che, con la famosa «Tipografia Elvetica» di Capolago di cui s’è detto poc’anzi, contrabbandava in Italia proclami e pubblicistica rivoluzionaria. Ultimato il restauro risalente al 1630 (la notizia è recente!), lo storico edificio ottocentesco di Capolago che è stato il punto di riferimento di irradiazione patriottica nel Lombardo – Veneto, è trasformato in Casa d’Arte. Alcuni decenni più tardi il Ticino ospitò molti esuli antifascisti: Luigi Casagrande (1889- 1945), promuove a Lugano la creazione di una delegazione del CLNAI; Edoardo Clerici (1898-1975), presidente dei giovani cattolici di Milano, delegato del PPI. Giunto nel Ticino è liberato dall’allora vescovo (1935 – 1968) amministratore apostolico di Lugano, mons. Angelo – Giuseppe Jelmini«Giustizia e Libertà». A Lugano dopo il 1943; Rino De Nobili (1889 – 1947), lascia l’Italia per antifascismo nel 1925, aiuta i rifugiati, entra nel «Partito d’Azione»; Ferruccio Parri, non risiede, ma si reca varie volte in Svizzera; Luigi Einaudi (1874 – 1961), in Svizzera dopo l’8 settembre 1943, ma in Svizzera francese, collabora però con «Gazzetta Ticinese»; Fernando Santi (1902 – 1969), socialista. Arriva in Svizzera dopo l’8 settembre 1943; Pietro Malvestiti (1889 – 1964), con Gioacchino Malavasi e Falk, fonda il movimento guelfo d’azione. Nel Ticino dopo l’8 settembre 1943; Odoardo Masini (1893 – 1972) repubblicano, dal 1926 a Lugano. Altri esuli politici, scrittori e letterati antifascisti hanno trovato accoglienza ospitalità e sicuro rifugio in Ticino, ad Ascona e nell’alta Valle Onsernone alla «Barca» di Comologno, dando vita ad un intreccio di fitte relazioni di amicizia e di scambi culturali fra di loro e il mondo esterno. E tra questi lo scrittore e politico abruzzese Ignazio Silone (1900 – 1978) annoverato tra gli intellettuali italiani più conosciuti e letti in Europa e nel mondo, il quale nel dopoguerra, al suo ritorno in patria, ha partecipato attivamente ed in varie fasi alla vita politica italiana, animando la vita culturale del Paese (cfr. «La Voce di Castagnola», n. 2 – Febbraio 2011, p. 23).

Giuseppe Mazzini: della Svizzera apprezzava l’ordine e la libertà repubblicana, ma rifiutava il federalismo e la neutralità elvetica

Giuseppe Mazzini (1805 – 1883), tanto per fare qualche nome fra i molti altri, arrestato in Italia per la sua affiliazione alla carboneria massonica, già nel 1831 andò in esilio all’estero. Figura di spicco del Risorgimento italiano, soggiornò per circa un decennio in Svizzera, a Grenchen (1835 – 1836). Esule a Londra, nel 1847 accolse con soddisfazione la notizia della vittoria dei liberali radicali sul Sonderbund e, dopo il 1848, più volte in Ticino, a Lugano, a «Villa Tanzina», ospite di una sua carissima amica. Ma già in precedenza era in stretto contatto con il ceto dirigente liberale radicale ticinese (Carlo Battaglini, Stefano Franscini, Giacomo Luvini-Perseghini). Qui con Maurizio Quadrio, aveva organizzato l’insurrezione della Val d’Intelvi nel 1848. Dalla Svizzera ebbe ad esercitare una forte influenza rivoluzionaria in Italia, incitando i compagni di lotta all’insurrezione nell’Italia settentrionale, a Milano, nel febbraio del 1853, i cui moti rivoluzionari furono soffocati nel sangue dal feldmaresciallo austriaco Johann Joseph Franz Karl Radetzky. Giuseppe Mazzini non mancò di protestare presso il Consiglio federale per il trattamento che la Svizzera neutrale riservava ai prigionieri politici, provocando forti tensioni diplomatiche fra la Svizzera e le potenze conservatrici. In seguito al blocco economico austriaco che comportò disastrose conseguenze per il Cantone Ticino, nella primavera del 1869 e a un complotto repubblicano a Milano, che fu inviso alla giovane monarchia italiana, Giuseppe Mazzini fu espulso dalla Svizzera. Della Confederazione elvetica Mazzini apprezzava l’ordine e la libertà repubblicana, ma rifiutava il federalismo e la neutralità. Sulla facciata del «Museo d’Arte» di Lugano di «Villa Malpensata», c’è una lapide commemorativa che ricorda il personaggio, le sue gesta e il suo soggiorno luganese. Furono circa 180 i ticinesi e i luganesi che,volontari, si arruolavano in Italia a combattere per la causa del Risorgimento e che presero parte allo «Sbarco di Milano», contribuendo così a dar vita all’Unità d’Italia: soldati semplici, tenenti, chirurgi, colonnelli, perfino generali e tra questi Agostino Lurà, Carlo Wagner e il generale bleniese Antonio Arcioni (1811-1859). Per la causa della repubblica mazziniana – il 18 marzo 1848 a Milano – «fervente repubblicano» – combatte contro gli austriaci. Con una settantina di volontari ticinesi punta su Como. Nella città lariana assume il comando di millecinquecento volontari, costringendo gli austriaci alla resa. Con Giuseppe Mazzini combatte (1849) per la liberazione della «Repubblica Romana». I nomi di questi valorosi soldati sono ricordati in una lapide posta sulla facciata di «Villa Malpensata».

Garibaldi, l’eroe più popolare del Risorgimento italiano

Non possiamo dimenticare colui che è stato l’artefice e il «padre» dell’Unità d’Italia, Giuseppe Garibaldi (1807 – 1882), l’eroe più popolare per antonomasia del Risorgimento italiano: in 60 anni di Storia fece dell’Italia un’unica grande nazione «dentro» un’unica realtà: quella di un popolo, di una nazione che, dopo secoli, attraversati da scontri politici e sociali, guerre, rivalità, si riconosce unita in un territorio geograficamente ben definito e ben definibile. Ma questa non è la sola realtà; ce n’è un’altra: quella politica istituzionale repubblicana. Numerose sono le gesta e le imprese militari da lui intraprese. Le speranze degli italiani all’elezione al soglio pontificio (1846) di Pio IX (1792– 1878) (Giovanni Maria Mastai Ferretti ), definito il «Papa liberale», spinsero Garibaldi ad offrire al pontefice la propria legione. L’offerta non fu accettata e Garibaldi lasciò l’Italia per Nizza (giugno 1848) quando già le truppe di Carlo Alberto erano in marcia contro gli austriaci. Celebre «La spedizione dei Mille» in terra siciliana La vittoria di Calatafimi e la conquista di Palermo, significarono la liberazione di tutta la Sicilia. Il discorso qui ci porterebbe lontano nel tempo e nella Storia e sulle vicende che seguirono al Risorgimento. Per la causa del Risorgimento italiano, basti dire che Giuseppe Garibaldi è stato un grande condottiero e un fervente patriota, giustamente definito «un grande intelligente stratega» che seppe condurre le sue battaglie, senza avere appreso le conoscenze dell’arte guerriera. Per gli italiani Giuseppe Garibaldi fu un avventuriero o un eroe romantico? Per noi ticinesi la storia dell’Unità d’Italia, è anche la storia del nostro passato! 

I milanesi coinvolti nei moti rivoluzionari repressi dal Governo Rudini, lasciano il Paese e si rifugiano in Ticino.

Il Governo Rudini per la introduzione della imposta sul macinato, decreta lo «stato d’assedio» per la provincia di Milano. Il 7 maggio dello stesso anno Re Umberto I manda a Milano come Commissario straordinario, con «pieni poteri», il Generale d’artiglieria Fiorenzo Bava- Beccaris, che reprimerà con estrema decisione sparando cannonate sulla folla dimostrante. Parecchi milanesi coinvolti in questi moti popolari dovettero lasciare il Paese rifugiandosi in Ticino, dove subito s’integrarono nel contesto socio – culturale ed economico locale, dando un notevole contributo alla collettività ticinese. Tra questi Ferdinando Fontana che rifugiatosi in Ticino regalerà a Milano la bella e importante «Antologia Meneghina», dedicandola a «Gajtan Crespi, poeta e amis in disgrazia…Roba…quasi manca de cred!». (opera egregiamente stampata dallo stabilimento tipo-litografico Colombi di Bellinzona nel 1900).Un manipolo di medici italiani – «amanti del bene comune» – lanciano l’idea di fondare a Lugano un piccolo ospedale per l’ormai numerosa Colonia italiana, convinti, assieme a parecchi luganesi e ticinesi, della bontà dell’iniziativa. Venne nominato un Comitato esecutivo con alla presidenza uno dei promotori dell’iniziativa, il dr. Basilio Bonardi, di cui facevano parte: Cav. Federico Aime, dr. Giuseppe Amerio, farmacista Luigi Andina, prof. Giovanni Belletti, ing. Enrico Bignami, dr. Vittorio Ceretti, dr. Nino Cicardi, Cesare Grazioli, cav. Serafino Lenzi, avv. Angelo Oliviero Olivetti, arch. Giuseppe Pagani, Enrico Peroni, Giovanni Sangiorgi, Carlo Vigna. Superate non poche difficoltà, nell’agosto del 1902, l’ospedale entrò in funzione con il nome di «Ospedale Italiano» con sede a Viganello con 6 letti. Inizio modesto, ma già nel 1903-1904 poteva contare 20 letti: 12 per gli uomini, 6 per le donne e 2 per i pazienti affetti da malattie o forme infettive. Una provvidenziale e benemerita Istituzione che in oltre un secolo di attività [2002], ha reso un prezioso ed insostituibile servizio alla collettività ticinese e no, accogliendo e curando migliaia e migliaia di ammalati, senza distinzione di nazionalità. Questa, in sintesi , è la storia dell’emigrazione italiana in Ticino, ma è anche la storia di rifugiati politici, tra cui molti ebrei, che dovettero, nel corso del secondo conflitto mondiale, abbandonare l’Italia perché perseguitati dal regime fascista: una storia, quella dei rifugiati politici, che ha le sue «radici» nella storia dell’emigrazione italiana in Ticino e in Svizzera, in un momento in cui la linea ferroviaria del San Gottardo offriva nuovi posti di lavoro e l’industria alberghiera si apriva al turismo e all’impiego di personale straniero 

Fonti consultate:
Dizionario Storico della Svizzera, Berna; G. Martinola, Gli esuli italiani nel Ticino, 2 voll., 1980 -1994; Marco Tonacini – Tami, Cent’anni di generosità. La storia dell’Ospedale Italiano di Lugano – Viganello – Associazione Ospedale Italiano, Fontana Print SA, Lugano- Pregassona (agosto. 2002); Franco Valsecchi – Corriere del Ticino, 17 marzo 2011, p. 3 – Il Ticino? Quasi come l’Inghilterra per gi esuli. E la loro storia; Giorgio Candeloro – Storia dell’Italia moderna: il Fascismo e le sue guerre, Volume 9. In questo volume, il lettore troverà l’elenco degli antifascisti italiani nel Cantone Ticino e la loro storia. Dr. Luca Saltini – Nominativi esuli antifascisti italiani a Lugano – 1943 – 1945

(Fonte: «La Voce Castagnola», n. 6 – Giugno 2011 – Anno LIX , pp. 18 e 19).



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