La rivolta leventinese del 1755: inaudita ferocia da parte degli svizzeri contro i leventinesi 

Trasportarvi nel contesto dell’epoca diventa complesso. 

Parlare di un fatto storico come la rivolta di Leventina del 1755 è complicato e ci vorranno quindi molti altri articoli e situazioni “affini” (come il massacro dei patrioti luganesi da parte degli svizzeri) per raccontare “al meglio” quel periodo dove i baliaggi (dire Cantone Ticino è un anacronismo) italiani della Svizzera erano tutt’altro che tranquilli.

Durante la rivolta di leventina gli svizzeri arrivarono addirittura ad aizzare i baliaggi di Bellinzona e Blenio contro i rivoltosi leventinesi, in un susseguirsi di barbariche esecuzioni nel tentativo di fermare qualsiasi rivolta futura. Eravamo schiavi.
Comunque, la prima “infarinata” è “visiva” con la tavola in basso e la descrizione di Padre Angelico Cattaneo.

Buona lettura.
  



La rivolta leventinese del 1755 


di Padre Angelico (Cattaneo), l Leponti ossia memorie storiche leventinesi, Lugano 1874.

Pochissimi e rimasti quasi ignorati furono in casa nostra i tentativi di rivolta, molte invece le lamentele contro i Signori Svizzeri durante i secoli di sudditanza.

Eppure in più o meno lontane contrade si pensi, per esempio, soltanto alla vicenda del maggiore Davel a Losanna nel 1723: non infrequenti erano i tentativi di tal genere, che dalla nostra emigrazione potevano forse essere portati a conoscenza anche qui da noi.
Comunque, la sommossa in Leventina durante la primavera del 1755 destò non poco rumore anche fuori dei ristretti confini del paese, soprattutto per l’inaudita ferocia con la quale fu repressa. 

Dal patto di comborghesia concluso tra Uri e Leventina nel 1403 in poi gli interventi da parte del Cantone “protettore” per limitare sempre più i secolari diritti di cui la Valle godeva si susseguirono in numero e in misura notevoli. 

Nel 1754, ecco altra restrittiva disposizione emanata dal governo urano che, del resto, in ciò non faceva che imitare quanto pacificamente avveniva negli Stati più progrediti: il controllo sull’amministrazione dei curatori degli orfani e delle vedove. I valligiani risposero con una fiera protesta che provocò, anche in seguito allo scambio di errate informazioni, la violenta sproporzionata reazione degli Urani, culminata il 2 giugno 1755 con l’orrenda tragica scena:

  

Siamo a Pian di Croce, la piazza di Faido ove era solito radunarsi il parlamento della comunità leventinese. Indicati con lettera A sono i soldati di Lucerna; con la B, le truppe urane; con la C e la D, le milizie di Unterwalden (Nidwalden e Obwalden). Nella litografia citata, non riprodotta, i soldati subito sotto la bandiera con la croce bianca appesa all’angolo di una delle case sono ritenuti i 100 militi dei baliaggi di Bellinzona, Riviera e Blenio assunti dal comando militare d’Untorewalden.

La popolazione della Valle (L) sta inginocchiata e piena di ansie, assistendo alla macabra scena. Il capitano generale Schmid di Uri è indicato con la lettera F; il Landscriba Scolar di Uri (G) legge la sentenza della condanna a morte del capitano Giovan Lorenzo Orsi di Chiggiogna, dell’alfiere Giovanni Antonio Forni di Bedretto e del consigliere Felice Sartore di Dalpe, tutti e tre ritenuti tra i più colpevoli della rivolta. 

L’Orsi e il Forni sono già stati decapitati (H, I): le teste collocate sulla parte posteriore dei corpi starebbero, secondo quanto dicono i vecchi leventinesi, a significare la barbara reazione del capo urano dopo la risposta “bòfim in u cu” datagli da uno dei condannati all’invito di esprimere un eventuale ultimo desiderio prima della decapitazione. La spada del carnefice sta ormai anche per cadere sul collo del povero Sartore (K). In primo piano si scorge (M) il noce con tre chiodi infissi nel grande ramo preparati per l’impiccagione, pena ch’era stata prevista in un primo tempo.
Alle finestre delle casupole s’ affacciano inorriditi donne e fors’anche ragazzi. 

Purtroppo, la serie di punizioni non ebbe termine con queste inumane condanne. 

Link, fonte:

http://www4.ti.ch/fileadmin/DECS/DS/Rivista_scuola_ticinese/ST_n.65/ST_65_tavola_5_rivolta_leventinese_1755.pdf

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