A TICINES FILM & A SERBIAN FILM

di Luciano Milan Danti 


Vi ricordate le giornate autogestite alla Scuola Cantonale di Commercio di Bellinzona (marzo 2015)? Fra le attività, la visione di un film, “A Serbian Film”, scelto da uno studente 23enne con l’intento di affrontare il tema della guerra nei Balcani. 

Il caso aveva sollevato un polverone: pornografia e rappresentazione di atti di cruda violenza a scuola. Il 23enne era stato denunciato, ma ieri la Procuratrice pubblica Valentina Tuoni ha firmato nei suoi confronti un decreto d’abbandono.

Link articolo: http://www.ticinolibero.ch/a-serbian-film-cadono-le-accuse-contro-lo-studente-che-lo-scelse/

Ma perché voler esporre solo la violenza balcanica? Che senso ha? Con tutta la violenza e pornografia nostrana che abbiamo! 

E se facessimo, quindi, una versione ticinese di “A Serbian Film”?

Cioè un “A TICINES FILM”?

Così, per dire basta ai problemi “degli altri”…

Vi va l’idea?

Si?

Allora, ok… inizio!

Quindi inizio con la trama che mi è venuta spontanea per “A TICINES FILM” e per descrivervi la trama uso “una scena” che mi è balzata alla mente… 

“A TICINES FILM” dovrebbe essere un racconto “duro e crudo” sulla realtà cantonale! 

  

Eccovi l’assaggio (solo i maggiorenni possono continuare la lettura)…

(Secena1, “famiglia in dal burdel”):

Una famiglia ticinese (moglie, marito e due bambini) entra in quella che pensano essere una pizzeria…
Appena il tempo di sedersi, e poter ordinare quattro pizze, che alla famiglia gli si presentano due prostitute, ululanti di rabbia, che dicono alla famigliola ignara di non essere in una “banale pizzeria” : 

“via i bambini, qua le pizze si pagano 100fr a morso!”

Al che, il capo famiglia, si alza scandalizzato, sempre convinto di essere in un “bar per bene”, e dice: 

“Ah, ecco, ho solo visto traghe di Taglian nel parcheggio, sicuramente questa è una bettola di bodolla che fa razzismo al contrario verso noi Ticinesi! Ma voi frontalieri quando la smetterete di sputare nel piatto dove si mangia!? Se c’era ancora il Nano vi faceva vedere lui!!!”

Al che le due prostitute, avendo perso il senso logico del discorso del capo famiglia, chiamano il barista frontaliere, che risponde subito al capo famiglia:

“Il Nano? Me l’ha trovato lui il lavoro qua in Ticino e questo bar era suo… dai per pacificare le cose vi offro due bicchieri di ottimo vino italiano che al Nano piaceva tantissimo, gli piaceva così tanto che su suo ordine lo travasavamo anche nelle bottiglie di vino ticinese… ah, e pf, la prossima volta che parcheggia qua davanti, non mi occupi due posteggi; se lei avesse avuto la targa Italiana le avrei fatto subito la foto e l’avrei spedita subito al Mattinonline, perché mi pagano 50fr ad ogni foto di un italiano che occupa due parcheggi”


E poi la storia va avanti… usate l’immaginazione che alla prossima “settimana autogestita” lo proiettiamo! 

Ps: ogni nome e riferimento a persone o luoghi è puramente casuale. 

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