Giuseppe Zoppi: il ticinese presente nelle antologie di letteratura delle scuole italiane 

Giuseppe Zoppi (1896-1952), originario della valle Maggia, dopo le scuole dell’obbligo e il liceo a Locarno, frequentò l’università di Friburgo, dove ottenne la laurea presentando una tesi sulla poesia di Francesco Chiesa. Rientrato nel Canton Ticino insegnò lettere al Liceo di Lugano, alla Magistrale di Locarno, dove fu anche direttore, e infine al Politecnico federale di Zurigo, dove, fino alla prematura scomparsa, fu titolare della cattedra di letteratura italiana.
 

 (Giuseppe Zoppi)

Ha avuto una carriera letteraria fortunata e nel medesimo tempo sfortunata. Il successo toccato al suo volume più noto, “Il libro dell’Alpe, che è del 1922, agevolò anche la sua carriera scolastica, propiziandogli la cattedra di italiano al Politecnico di Zurigo (e la prolusione del ’32 sarà dedicata al soggiorno zurighese di Francesco De Sanctis, che in quella scuola insegnò). Nel corso della sua vita, nocque allo Zoppi il fatto che se ne volle quasi fare un’alternativa a Francesco Chiesa: scrittore-artista il Chiesa, poeta “puro”, lirico, lo Zoppi; e il “Libro dell’Alpe” doveva essere l’inno alla montagna che si contrappone a “Tempo di marzo“, giunto pochi anni dopo, che è il libro della campagna lombarda.

Lasciando tali futilità, occorre appena aggiungere che i due libri, molto e in genere acriticamente celebrati ieri, sono molto, condannati oggi. Si tende inoltre a identificare i due scrittori in quei due loro libri: questa, che si potrebbe chiamare sineddoche per pigrizia, nuoce forse ancor più allo Zoppi, bollato come scrittore d’idillio, che mostra una vita alpestre affatto lontana dalla realtà contadina. Per la verità, lo Zoppi era istintivamente portato a proiettare con enfasi sul mondo della montagna (vista quasi sempre a occhi chiusi) la sua natura di uomo mite, il suo sogno di purezza, di castità, di buoni sentimenti: la sua natura di borghese cittadino; e la estetica lo portava a vedere la poesia nell'”appassionato grido”, o in elementi che a torto si ritengono intrinsecamente poetici: albe, fiorellini, caprette, ecc. Si tratta dunque oggi di respingere quella sineddoche che (la parte per il tutto), e di leggere (o rileggere) Zoppi. In questo contesto si può ricordare quello che il saggista Brenno Bertoni, in un’appassionata recensione al “Libro dell’alpe” scrisse a Zoppi, senza farsi sfiorare da un dubbio: “finalmente dopo un secolo di attesa, il Canton Ticino ha il suo proprio poeta, il poeta della terra, delle sue valli, tutto suo”.



Link: it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Zoppi


OPERE:

.Il libro dell’alpe. Milano (L’Eroica) 1922.

.18a Ed.: Bellinzona (Istituto Editoriale Ticinese) 1979. (Il Ceppo)

.Quando avevo le ali. Milano (L’Eroica) 1925.

.Presento il mio Ticino. Milano (Mondadori) 1939. (Collezione “I libri curiosi”)

.Poesie d’oggi e di ieri. Bellinzona (Istituto Editoriale Ticinese) 1944. (Il Ceppo ; 2)

.Dove nascono i fiumi. romanzo. Firenze (Vallecchi) 1949. (Collana di letteratura italiana contemporanea)

.Il libro del granito. Firenze (Vallecchi) 1953.

.Le alpi. poesie. Firenze (Vallecchi) 1957.

.Ero un ragazzo di montagna. Novelle e ricordi (a cura di Tania Giudicetti Lovaldi). Bellinzona (Salvioni) 2015.

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One comment

  1. Carlo Silvano · febbraio 15, 2016

    Ho letto e apprezzato “Il libro dell’Alpe” e lo consiglio a tutti, soprattutto ai giovani!

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