LA POVERA ROSETTA, una pugnalata ai lombardi (prima parte).

  (“LA ROSETTA”)

Molti vedono un simbolo nella “povera Rosetta”.
Un simbolo contro chi pugnalava il “non unito popolo lombardo”, un popolo che però si unisce nei “momenti più gravi”.

Questo tema lo affronteremo nella seconda parte dell’articolo. 

Cominciamo a “parlare della ROSETTA e del suo mondo”.

A inizio ‘900 il Ticinese e tutta l’area di Piazza Vetra era il cuore della Milano nera, malfamata, violenta, fatta di osterie, trani e bettole tra i peggiori e di tanti, troppi bordelli con le prostitute più disperate. Un ideale “ventre molle” del Bottonuto, il quartiere poco più a nord, verso il Duomo che era un altro emblema della Milano da evitare.

   (Una foto “da bordello” di Elvira Rosa Ottorina Andressi “LA ROSETTA”… unica immagine della donna.)

Qui era nata e viveva Elvira Rosa Ottorina Andressi figlia di una madre della quale si sapeva che era forte bevitrice scostumata e avida di denaro. Pare addirittura che avesse venduto la figlia a un ricco signore, quando era ancora una ragazzina di tredici anni, esibendosi poi come canzonettista al Sammartino in piazza Beccarla, con il nome d’atre di Rosetta de Woltery e infine prendendo la via del marciapiedi quando era ancora di parecchio minorenne.

Col nome d’arte di Rosetta batteva sotto casa, in Piazza Vetra, e precisamente alla colonnetta.

Non è chiaro se fosse un’osteria sita nei pressi della “colonna infame” del Mora o di una colonnetta rimessa nel posto di quella più celebre e poi scomparsa a sua volta, o come nella canzone di Nanni Svampa un semplice parcheggio nei pressi della ex casa di Gian Giacomo Mora.

Nella notte del 13 agosto (o secondo altri il 24 o del 26) del 1914 la Rosetta venne uccisa.

Incolpato dal popolo è il questurino Musti, calabrese o napoletano, che innamorato della Rosetta si vede respingere ogni volta, sino appunto ad una calda notte d’estate, quando il Musti, respinto per l’ennesima volta, si vendica colpendo la Rosetta alla testa col calcio di un fucile sino a renderla agonizzante.

Viene portata gravissima al Niguarda, confida ad altre prostitute accorse al capezzale d’essere stata picchiata ma il Musti nega ogni addebito e anzi rilancia dicendo che la Rosetta ha tentato il suicidio.

Rosetta muore e l’intera “ligera”, la malavita del Ticinese, insorge.

Quando vengono celebrati i funerali alla Vetra l’intera malavita milanese si presenta vestita di nero. Dietro al feretro della Rosetta sfilano tutte le prostitute milanesi vestite di bianco.

Minacce di morte vengono riferite al questurino Musti, che viene accusato dalla malavita d’essere un camorrista.
 (Articolo degli anni ’80/CORRIERE DELLA SERA – CORRIERE MILANESE, link: http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=37989&lang=it)



Finito il grandioso funerale la Rosetta entra direttamente nella leggenda della mala milanese con una canzone che in parecchie versioni sarà cantata per decenni in tutte le osterie milanesi.


La Povera Rosetta (testo canzone)

Il tredici di agosto,

in una notte scura,

commisero un delitto

gli agenti di questura.

Hanno ammazzato un angelo:

di nome la Rosetta.

Era di piazza Vetra,

battea la Colonnetta.

Chi ha ucciso la Rosetta

non è della Ligera:

forse viene da Napoli,

è della mano nera.

Rosetta, mia Rosetta,

dal mondo sei sparita,

lasciando in gran dolore

tutta la malavita.

Tutta la malavita

era vestita in nero:

per ‘compagnar Rosetta,

Rosetta al cimitero.

Le sue compagne, tutte,

eran vestite in bianco:

per ‘compagnar Rosetta,

Rosetta al camposanto.

Si sente pianger forte

in questa brutta sera:

piange la piazza Vetra

e piange la Ligera.

Oh, guardia calabrese:

per te sarà finita;

perché te l’ha giurata

tutta la malavita.

Dormi, Rosetta: dormi

Giù nella fredda terra;

a chi t’ha pugnalato,

noi gli farem la guerra;

a chi t’ha pugnalato

noi gli farem la guerra.


“VERSIONI CANTATE” DA VARI AUTORI 

I GUFI A COLORI, link: 


LIGERA73, link: 


CLAUDIO MERLI, link:


MIRANDA MARTINO (versione “censurata” Rai), link:


MALARICORDI, link: 

E tante altre versioni ancora che vi invitiamo a cercare.





Nei primi anni ’80 interviene però sull’argomento niente meno che Leonardo Sciascia. Con una profonda ricerca negli archivi di Corriere, Avanti! e altri quotidiani locali di inizio secolo e grazie alle testimonianze tramandate scopre che la storia della Rosetta è differente. Il nome cambia in Elvira Andrezzi, anni 19, abitante in via Gaudenzio Ferrari 7. La cronava dell’Avanti! riporta un suo tentativo di sucidio avvenuto il 26 agosto 1913 usando del Sublimato Corrosivo (Cloruro Mercurico), allora molto “di moda” come metodo per togliersi rapidamente la vita. La Rosseta ricoverata al Niguarda a notte fonda muore il mattino dopo. La polizia sostiene il suicidio della prostituta tramite veleno. La lavanda gastrica non trovò alcuna traccia di sostanze velenose. Rosetta morì alle 11:30 del mattino. Sciascia riesce infine a scoprire i fatti: Rosetta, due amiche e 4 clienti si dirigono verso via Vetraschi 22 dove vive una sorella di Rosetta. Fermati al Carrobbio da alcuni questurini vengono invitati a “circolare”. Al loro rifiuto i questurini chiamano una ventina di colleghi che a manganellate assalgono il gruppetto. Rosetta viene colpita in testa e sul petto. Cade a terra, colpita anche da calci, sviene. Gli altri vengono arrestati. Rosetta viene soccorsa dal fratello zoppo, Arturo, un facchino della Vetra. Ma nel momento in cui i due stanno per tornare verso via Ferrari i questurini tornano e li rimassacrano a manganellate. Rosetta cade ancora e batte violentemente il capo contro il selciato. Intanto una folla si è raggruppata ad osservare il pestaggio. Alle finestre della Vetra si accalcano le persone. I poliziotti tirano fuori le pistole e minacciano tutti i possibili testimoni. Arturo è arrestato, Rosetta portata in ospedale. Il mattino dopo la sorella di via Vetraschi è l’unica ammessa a visitarla. Rosetta riesce solo a dirle “Mi hanno ammazzata”. Perde poi i sensi e morirà poche ore dopo. All’obitorio si radunano migliaia di persone, la polizia stenta a mantenere l’ordine. Alle ore 16 dello stesso 27 agosto il corte funebre si dirige verso il Musocco. Il prete celebra il funerale, a riprova che non vi fu alcun sucidio. Il mattino successivo la Questura di Milano manda dozzine di agenti a compiere una enorme retata alla Vetra e al Ticinese. Sono arrestati decine di presunti appartenenti alla Ligera. O forse scomodi testimoni.



Vi invitano ad approfondire con questo LINK (UNA LUCCIOLA AL TICINESE TANTO TEMPO FA):
http://passipermilano.com/2015/02/06/morte-di-una-lucciola-al-ticinese-tanto-tempo-fa-parte-prima/

… E TU CHE SEI NEL CIELO TI SEI PURIFICATA, PREGA PER I FRATELLI CHE TI HANNO SEMPRE AMATA…

… APPUNTAMENTO alla seconda parte dell’articolo! 

FONTE: STORIA DI MILANO, WEB.

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2 comments

  1. Guido Longhi Calcaterra · giugno 18, 2016

    La storia della Rosetta e’ pura e semplice invenzione in quanto la s stessa mori’ ad Aosta nel 1951

    Mi piace

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