LO SCOMODO PERIODICO “L’ADULA”

di Luciano Milan Danti

  

C’è chi vuole ricordare quei recenti periodi storci, nel e del nostro Cantone, dove sono stati messi al bando pensieri ritenuti pericolosi per l’unità nazionale. 

Io sono “uno di quelli che vogliono ricordare”.
Il mio scopo è dare spazio a questi sentimenti e capire, senza “voler demolire” la Svizzera.

Si tratta “solo” di una profonda ricerca di appartenenza e dignità che, a mio modo di vedere,  mancono al ticinese che si dice “semplicemente” un “buon svizzero”.

Molti di noi ticinesi non sono sempre stati “buoni sudditi d’Elvezia”…

Ed il periodico “L’ADULA” incarna per bene un periodo particolare fatto di persone che avevano ben in chiaro il loro senso di appartenenza, e per quel triangolo di Lombardia a Sud del Gottardo vedevano una soluzione che non voleva la Svizzera come “Madre Patria”.


Ma cosa era “L’Adula”?

Il nome della testata, “Adula”, si riferisce al monte omonimo che separa la Svizzera italiana dalla Svizzera tedesca.

L’Adula fu un periodico di cultura italiana e irredentista pubblicato nel canton Ticino dal 4 luglio 1912 al 3 agosto 1935 fondato e diretto da Teresina Bontempi

Dapprima il periodico condusse una battaglia per affermare l’italianità storica, culturale e linguistica delle terre ticinesi contro le tendenze e influenze istituzionali dei cantoni di lingua tedesca. Sulle sue pagine scrissero Francesco Chiesa, lo storico Eligio Pometta, Carlo Salvioni e dall’Italia Giuseppe Prezzolini e Giovanni Papini.

Successivamente i toni del giornale si acuirono verso simpatie irredentiste e infine filofasciste. In questo periodo che iniziò intorno al 1920 scrissero su L’Adula Emilio Colombi, Nino Rezzonico, Dante Severin e Aurelio Garobbio. I toni del periodico vennero accusati di estremismo e propaganda irredentistica e perciò venne più volte sospeso.

Infine nel 1935 le autorità della Confederazione chiusero il giornale, e la direttrice Teresina Bontempi fu condannata con l’accusa di irredentismo ad alcuni mesi di prigione che scontò nel penitenziario di Lugano.

E Tersina Bontempi

Parlare oggi di Tersina Bontempi lascia ancora ancora una sensazione di rimozione forzata data dalla paura. 

Ma per parlare di lei, mi sembra doveroso partire, e forse concludere,
con la sua esperienza di prigionia.
E qua, invito tutti voi all’acquisto della sua opera

“Diario di prigionia”:
http://www4.rsi.ch/trasm/donne/welcome.cfm?idg=0&ids=1009&idc=5191

Leggete, e fatevi un’idea!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...