TERESINA BONTEMPI E IL SUO ADULA 

Teresina Bontempi, con l’amica Rosetta Colombi, fondò “L’Adula”, giornale paladino dell’italianità del Cantone Ticino. Adula, dal nome del gruppo montuoso che divide, geograficamente, il Ticino dalla Svizzera d’oltre Gottardo e, umanamente, i ticinesi dagli svizzeri. Dalla sua prima uscita, nel 1912, gli articoli apparsi cercarono di ostacolare “l’intedescamento” del Ticino, un fenomeno che riguardava anche il Grigioni italiano. 

 (Teresina Bontempi)

Il giornale espresse ai lettori analisi preoccupanti di fronte alla presenza e alle influenze degli svizzeri e del fatto che fossero alloggiati in posti decisionali nelle istituzioni ticinesi. Se a livello della popolazione più accorta questa situazione poteva generare qualche malumore, in alcuni ambienti politici fu l’appiglio per rivendicare l’italianità linguistica, culturale e storica del Cantone Ticino. L’Adula s’inquadra in questo clima, dapprima con posizioni ispiratamente irredentiste e più tardi anche filofasciste. Mussolini, “amico della Svizzera” a parole, di fatto tirava acqua al suo mulino, anche attraverso pubblicazioni come l’Adula, nella speranza di poter un giorno annettere il cantone italofono alla sua patria naturale, l’Italia. Per questo il giornale fu tenuto d’occhio dalle autorità elvetiche e da queste ne fu sospesa la pubblicazione più di una volta, fino a imporre la sua definitiva chiusura nel 1935 e l’arresto di Teresina Bontempi. Lasciando da parte accuse e processi, ciò che interessa de L’Adula è la testimonianza storica che la sua avventura editoriale ci offre: lo stato di fatto nei primi del Novecento dei rapporti del Ticino con la Svizzera e dei rapporti italo-svizzeri. Non solo delle relazioni tra Roma e Berna, ma anche di quelle a ridosso della ramina, la rete metallica con la quale, dal 1890, l’Italia delineò il confine nel tentativo di combattere l’intensa attività dei contrabbandieri.
  (Una copia originale de il periodico L’ADULA)

La pubblicazione de L’Adula dal ’12 al ’35 , descrive un Ticino che, essendo affitto da arretratezza culturale e da una “povertà endemica” diventa facile preda degli svizzeri, in cerca di terreni da edificare e case da comprare per pochi franchi. Ma anche desiderosi di impiantare qui le loro aziende e industrie col vantaggio del basso costo della manodopera locale. Il successo di queste imprese porterà nei decenni successivi, e fino ai nostri giorni, al fenomeno della migrazione in massa di lavoratori, soprattutto dal sud della Penisola. Tanto che le regioni di confine lombarde subiranno un epocale cambiamento sociale con l’arrivo dei meridionali, stabilitisi sulla fascia di confine italica pronti a raggiungere il quotidiano lavoro in Ticino. 

L’Adula fu diretta da due donne, cosa insolita nel Ticino di quei tempi, poco incline alle novità. Teresina Bontempi, era un’ispettrice cantonale degli asili d’infanzia, allieva e sostenitrice di Maria Montessori il cui metodo fece adottare in Ticino. L’altra co-fondatrice, Rosetta Colombi, bellinzonese, era insegnante alle magistrali di Locarno. Quest’ultima figura determinò forse la sorte del giornale in quanto suo marito era PieroParini, un gerarca fascista promosso a segretario generale dei Fasci italiani all’estero. Ma non solo lui portò una ventata fascista tra le pagine de l’Adula, ma anche il padre della Colombi, Emilio, molto attivo nella sua opera di fascistizzazione degli argomenti da pubblicare. A seguire, la campagna irredentista fu sostenuta dal mendrisiense Aurelio Garobbio, amico personale di Mussolini. Fu, anzi, soprattutto Garobbio il grande irredentista che attuò in seguito l’intera campagna anticonfederale e ideò la Catena mediana delle Alpi per separare le terre irredente dal resto dell’Elvezia e per tener lontana la Germania. Fondò a Milano un Comitato di azione irredentista per la Rezia, il Ticino e il Vallese. Intanto la Bontempi e altri redattori si adoperavano per mantenere gli intenti originari del foglio. Redattori autorevoli, stabili o saltuari, ticinesi come Francesco Chiesa, Eligio Pometta, Carlo Salvioni, e italiani come Matilde Serao, Margherita Sarfatti, Giovanni Papini, e Giuseppe Prezzolini, il fondatore nel 1908 della rivista “La Voce”, che ospitò ampiamente il tema dell’italianità del Ticino anche con scritti di Francesco Chiesa. Come ebbe a spiegare Prezzolini, la Svizzera italiana… «non è un Paese da annettere: né la Svizzera lo ha redento, accettandolo cantone da baliaggio che era, né l’Italia può redimerlo, facendolo provincia italiana. Il Ticino è un Paese irredento, perché deve redimersi da sé». Non v’è vera redenzione, se non quella ottenuta nell’interno e lottando da solo». E ancora: «Il Ticino non ha nessuna intenzione, e non deve essere spinto ad unirsi con l’Italia. Ma a far sì che nascano queste intenzioni,occorre che la lingua, la coltura italiana, le persone italiane, esigano il rispetto dovuto dalla Svizzera». A comprovare la moderazione mantenuta dalla Bontempi le parole di Dante Severin collaboratore assiduo de L’Adula: «La Bontempi non ha mai sostenuto il disegno di fomentare unioni del Canton Ticino all’Italia: questo, diceva, spetta semmai a una maggioranza, a un plebisicito. Se L’Adula accennava alla “nazione”, intendeva l’Italia come lingua e cultura, usi e costumi al quale ambito apparteneva pure il Cantone Ticino. La Svizzera era lo “Stato”, e cioè la sede politica e amministrativa e la vita economica quotidiana». In effetti il programma editoriale della Bontempi per L’Adula era rimasto: 

“Lotta per la giustizia e perseverante affermazione della nostra anima italiana. Il primo punto riflette un movimento deciso di reazione, contro le inqualificabili vigliaccherie di vitanostra, che sono del resto comuni a tutti i paesi abbandonati a sé, sfruttati da signorotti medievali, e dove la cultura è scarsa. Il secondo punto mira ad affermare, in modo saldo e inattaccabile, la nostra italianità…”

Tuttavia, ciò che successe, come abbiamo visto, fu che questi intenti intellettuali della Bontempi, intorno al ‘20 a causa di alcuni suoi collaboratori, cedettero il passo alle tesi filofasciste che presero poi il sopravvento. Questo risultò dalle carte emerse da un’in- chiesta federale del ‘35. E con queste prove il Consiglio federale, ordinò la chiusura del giornale. La Bontempi venne processata, condannata per irredentismo e ritenuta nelle prigioni di Lugano per diversi mesi. Dopo aver trascorso parte della sua vita in Italia, nel ’45 tornò in Ticino facendo vita solitaria e “dimenticata” da tutti, morì nel 1968 nell’Ospedale di Cevio.Rileggendo questa parabola de L’Adula svoltasi nel periodo delle due grandi guerre, una considerazione torna, come sempre, alla mente e cioè che la Svizzera anche per la presenza di cantoni come il Ticino e i Grigioni, ma non solo, rappresenta qualcosa di invidiabile per il mondo: uno Stato Politico in cui convivono ben quattro lingue, due grandi religioni, uno Stato dove vivono molte Nazioni. E lo Stato Svizzero sa adempiere al suo ruolo di Stato politico, perché non non intralcia le nazioni. Chiaro, questo vuol dire che la Svizzera non esiste come nazione, ma come Stato. 

E STA A NOI VALORIZZARE QUESTI ASPETTI ATTRAVERSO LA CURA PROFONDA DELLA NOSTRA IDENTITÀ

Annunci

One comment

  1. Alessadro Rocca · luglio 4, 2016

    grande

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...